Le morti per malaria sono il doppio di quanto pensiamo

Lo dice una ricerca basata su elaborazioni statistiche di nuovi dati, pubblicata su Lancet e finanziata dalla fondazione di Bill Gates

Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Lancet sostiene che le morti in tutto il mondo causate dalla malaria potrebbero essere il doppio rispetto a quelle stimate dall’Organizzazione mondiale della sanità. Secondo l’OMS, nel 2010 la malattia avrebbe ucciso circa 655mila persone, mentre il nuovo studio dice che sarebbero morte 1,24 milioni di persone nel medesimo periodo. La ricerca è stata condotta presso la University of Washington (Seattle) ed è stata finanziata dalla Bill and Melissa Gates Foundation, l’organizzazione creata dal cofondatore di Microsoft con la propria moglie per affrontare ed eradicare la malaria.

I ricercatori hanno usato nuove serie di dati e nuovi modelli al computer, ricostruendo l’andamento della malattia negli ultimi 30 anni. Le loro stime riferite al 1980 parlano di 995mila morti e di un picco nel numero dei decessi dovuti alla malattia durante il 2004 pari a 1,82 milioni. Nello studio si spiega che l’aumento fu dovuto a un sensibile aumento della popolazione in aree geografiche nelle quali è molto più alta la probabilità di contrarre la malaria. La riduzione del numero di decessi negli anni seguenti sarebbe invece dovuto al rinnovato impegno di organizzazioni internazionali e iniziative umanitarie per contrastare la diffusione della malattia, specialmente in Africa.

Nel periodo preso in considerazione dallo studio, la maggior parte delle morti si è verificata in Africa e ha interessato principalmente bambini. I ricercatori segnalano, però, una quantità maggiore di decessi tra i bambini più grandi e tra gli adulti rispetto a quanto era stato stimato in precedenza. Si parla di 433mila morti in più in Africa nel 2010, rispetto alle stime dell’OMS, tra i pazienti con più di cinque anni di età. «Quando studi medicina ti spiegano che le persone esposte alla malaria da piccole diventano immuni e raramente muoiono a causa della malattia da adulte. Ciò che abbiamo scoperto analizzando i dati ospedalieri, i certificati di morte e altre ricerche dimostra che non è propriamente così» spiega Christopher Murray, uno degli autori della ricerca.

I nuovi dati indicano che eradicare la malaria sarà un processo ancora più lungo e complesso di quanto immaginato fino a ora. Agli attuali ritmi si arriverà a meno di 100mila decessi, ma solo a partire dai prossimi anni Venti. I detrattori della nuova ricerca ricordano comunque che lo studio è basato su stime e previsioni statistiche, perché non esistono dati certi su molte aree del mondo in cui la malaria è particolarmente diffusa.

La ricerca pubblicata su Lancet è comunque importante perché suggerisce nuovi sistemi per analizzare il fenomeno. Il numero di nuovi casi e di decessi su base annua è probabilmente più alto di quello stimato dall’OMS, in compenso lo studio dimostra che i sistemi per tenere sotto controllo la diffusione della malattia iniziano a dare i primi frutti. Grazie a diversi programmi sanitari nelle zone del mondo più colpite, negli ultimi dieci anni sono stati trattati circa 230 milioni di casi di malaria e il sistema dimostra di funzionare e di avere livelli di efficacia sufficienti.

La malaria è particolarmente diffusa nei paesi africani e in molti di questi sono stati avviati programmi per tenerla sotto controllo. Nord America, Europa e buona parte delle zone asiatiche settentrionali sono libere dalla malaria, mentre paesi molto popolosi come India e Cina sono ancora impegnati a contrastarla. In India il fenomeno inizia a essere sotto controllo, mentre la Cina è sulla buona strada per eliminare il problema.

L’eradicazione della malattia potrebbe essere accelerata dall’introduzione di un vaccino efficace per contrastarla, ma si tratta di un processo di ricerca molto difficile, lungo ed estremamente costoso. La malaria è causata da parassiti, protozoi appartenenti al genere Plasmodium, che causano febbre alta con diversi tipi di complicazioni e in molti casi la morte, in particolare nei pazienti più deboli. Questi parassiti viaggiano nel nostro organismo attraverso la circolazione sanguigna e si spostano nel fegato, per poi tornare nuovamente nel sangue cambiando caratteristiche ed è quindi difficile creare un farmaco per fermarli. La principale via di contagio sono le zanzare del genere Anopheles e per questo motivo le tecniche di prevenzione sono di solito indirizzate a ridurre le popolazioni di questi insetti nelle aree molto abitate, soprattuto nei paesi dell’Africa, dell’America del Sud e in parte dell’Asia.

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