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  • martedì 31 gennaio 2012

Le primarie in Florida

Le foto degli ultimi giorni di campagna elettorale, stanotte i risultati

Oggi si vota per le primarie repubblicane in Florida, lo stato americano più grande a votare fino a questo momento. Tutti gli ultimi sondaggi vedono Romney in vantaggio e una sua larga vittoria gli consentirebbe sicuramente di riprendersi il titolo di favorito della corsa, messo in dubbio dalla vittoria di Newt Gingrich in South Carolina, e andare più tranquillo verso le primarie di febbraio e il supertuesday del prossimo 6 marzo.

Le urne sono aperte dalle sette del mattino, ora locale, fino alle sette di sera. I risultati però inizieranno ad arrivare solo dopo le otto di sera, ora locale, perché alcune contee della Florida utilizzano un fuso orario diverso. In Italia saranno le due del mattino di domani. Si può votare anche a distanza e in anticipo, e infatti 603mila abitanti della Florida lo hanno già fatto. Sulla scheda elettorale appaiono i nomi di nove candidati, ma solo quattro di questi sono ancora in gioco: oltre a Mitt Romney, anche Newt Gingrich, Ron Paul e Rick Santorum. Gli altri si sono ritirati, come Michele Bachmann, Herman Cain, Jon Huntsman e Rick Perry. Gary Johnson ha lasciato la corsa repubblicana e ha deciso di candidarsi alle primarie del piccolissimo partito libertario.

Il voto in Florida è importante perché attribuisce 50 delegati e anche per la composizione elettorale e demografica dello stato, molto frammentata e frastagliata. C’è la Panhandle, la parte nord occidentale, rurale, simile gli altri stati americani del sud, basata sulle imprese a conduzione familiare. C’è la parte settentrionale con centro a Jacksonville che ha una vasta popolazione afroamericana. C’è la zona centrale dello stato, molto industrializzata, da sempre politicamente equilibrata e in bilico tra democratici e repubblicani. C’è l’area della costa e del golfo, molto ricca, e l’estremo sud con un’alta percentuale di ispanici. La Florida conta molto anche perché è un microcosmo degli Stati Uniti, e costringe i candidati a misurarsi con un elettorato più simile a quello di novembre, rispetto a quelli che hanno incontrato finora.

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