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  • lunedì 30 gennaio 2012

Domani si vota in Florida

Le foto della campagna elettorale e gli ultimi aggiornamenti: Romney è in vantaggio e non vuole soltanto battere Gingrich

Domani si vota in Florida, nello stato americano più grande in cui arrivano le primarie da quando sono iniziate, meno di un mese fa. I candidati repubblicani arrivano in Florida dopo tre stati vinti da tre candidati diversi – Santorum in Iowa, di un pelo, Romney in New Hampshire e Gingrich in South Carolina – e il voto di domani è atteso come un importante test sulla loro forza negli stati più grandi e popolosi, quelli che a novembre attribuiscono più grandi elettori e che quindi contano di più per raggiungere la Casa Bianca. È una prova importante soprattutto per Mitt Romney, candidato favorito di queste primarie, che in South Carolina era stato sconfitto malamente da Gingrich ed era stato messo in difficoltà dalle accuse sul suo passato di manager e la sua ricchezza.

Il voto in Florida è molto importante anche per la composizione elettorale e demografica dello stato, molto frammentata e frastagliata. C’è la Panhandle, la parte nord occidentale, rurale, simile gli altri stati americani del sud, basata sulle imprese a conduzione familiare. C’è la parte settentrionale con centro a Jacksonville che ha una vasta popolazione afroamericana. C’è la zona centrale dello stato, molto industrializzata, da sempre politicamente equilibrata e in bilico tra democratici e repubblicani. C’è l’area della costa e del golfo, molto ricca, e l’estremo sud con un’alta percentuale di ispanici. La Florida conta molto anche perché è un microcosmo degli Stati Uniti, e costringe i candidati a misurarsi con un elettorato più simile a quello di novembre, rispetto a quelli che hanno incontrato finora.

In Florida Mitt Romney sembra avviato verso una vittoria che gli permetterebbe di riprendersi a pieno titolo il ruolo di candidato favorito, ribadendo la sua maggiore eleggibilità al di fuori del perimetro dell’elettorato conservatore e ultraconservatore. Gli ultimi sondaggi gli attribuiscono almeno 7 punti di vantaggio su Gingrich, alcuni anche molti di più, e vedono entrambi staccare sensibilmente gli altri due candidati ancora in corsa, Rick Santorum e Ron Paul. A Romney è giovato soprattutto l’ultimo dibattito, tenutosi la sera del 26 gennaio, durante il quale invece che limitarsi a respingere e limitare le critiche dei suoi avversari, come aveva fatto finora, ha attaccato Newt Gingrich su ogni questione, evidenziando le differenze tra loro e le inadeguatezze del suo sfidante.

(la guida del Post alle primarie repubblicane)

Romney, infatti, non vuole soltanto vincere in Florida. Le sue mosse recenti mostrano la volontà di stravincere, di assestare a Gingrich un colpo tale da non renderlo più pericoloso almeno fino al supertuesday, il prossimo 6 marzo, dove l’ex governatore del Massachusetts conta di prendere definitivamente il largo. Lo dimostra il fatto che nonostante il suo vantaggio Romney negli ultimi giorni si sia dedicato molto a parlar male del suo avversario, attaccandolo sui suoi punti più vulnerabili: la consulenza milionaria con Freddie Mac, la società pubblica di credito immobiliare, e la sua problematica gestione del periodo in cui fu speaker della Camera, conclusasi con un indice di impopolarità gigantesco e una condanna da parte della commissione etica del Congresso. Romney non sta lasciando niente al caso, utilizzando tutti i suoi sostenitori più prestigiosi – da John McCain a Chris Christie a Tim Pawlenty – e spendendo un sacco di soldi in spot come questo, semplicissimo e fulminante.

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