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  • giovedì 19 gennaio 2012

Le primarie a Sesto San Giovanni

Si vota martedì: quattro candidati di centrosinistra tentano di dare un senso alla più grande area dismessa d'Europa ed evitare che la destra ottenga uno storico successo

di Giona Salvati

Sesto San Giovanni non è una città qualsiasi per la sinistra italiana. Al di là degli abusati soprannomi, infatti, il comune lombardo di 80.000 abitanti, provincia di Milano ma insignito del titolo di città nel 1954, è una delle poche realtà del settentrione d’Italia a non aver mai avuto un sindaco di centrodestra. Oggi Sesto attraversa un momento molto delicato, e si prepara alle elezioni: si vota in primavera per il sindaco, tra poco il centrosinistra sceglierà il suo candidato con le elezioni primarie.

L’estate scorsa la città è finita sulle prime pagine di tutti i giornali a seguito dell’arresto, con l’accusa di concussione, dell’assessore al Bilancio e all’Edilizia privata Pasqualino Di Leva e dell’architetto Marco Magni. I magistrati stanno tuttora indagando su un presunto giro di tangenti in cambio di generose concessioni edilizie. Ciò che però ha suscitato maggior scalpore è che, all’interno dello stesso filone d’inchiesta ma con responsabilità e accuse ben diverse, è stato coinvolto anche Filippo Penati, ex capo di gabinetto di Pier Luigi Bersani ed ex vice presidente del Consiglio regionale lombardo, la cui carriera politica è cominciata proprio a Sesto San Giovanni.

Penati è stato accusato da Giuseppe Pasini e da Piero Di Caterina di aver chiesto tangenti per la riqualificazione delle aree ex Falck e Marelli. L’area dove sorgevano le siderurgie Falck è la più grande zona dismessa d’Europa (1.433.315 m²) e il sindaco in carica, Giorgio Oldrini, ha puntato molto sulla sua riqualificazione presentando in Consiglio comunale un progetto firmato da Renzo Piano, sponsorizzato dall’ex premier Romano Prodi nel suo viaggio in Cina nel 2006 e poi esposto alla Biennale di Venezia. Dopo la crisi economica iniziata nel 2008, le cose però non sono andate come previsto: prima l’immobiliarista piemontese Zunino, proprietario delle aree, ha visto crollare in borsa il suo patrimonio e pressato dalle banche ha lasciato la guida della sua società. Poi le banche, con Intesa-San Paolo in testa, per mesi non sono riuscite a trovare un compratore affidabile nonostante le voci e i molti ammiccamenti di imprenditori arabi e italiani.

È in questo clima, quindi, che Sesto San Giovanni si appresta ad affrontare le elezioni amministrative del 2012 e, prima ancora, le primarie del 22 gennaio. Per settimane si sono susseguite ipotesi sulle candidature di Chiara Pennasi, consigliera comunale vicina a Penati, anche se questa etichetta non le è mai stata gradita, e di Paola Morsiani, ex vice questore della città sostenuta dall’ex presidente ACLI Giovanni Bianchi e da don Virginio Colmegna. Domenica 18 dicembre 2011, termine ultimo per la raccolta delle firme, i nomi sul tavolo sono rimasti in quattro, e i loro però non c’erano. C’erano invece quelli di Monica Chittò, Moreno Nossa, Demetrio Morabito e Vito Romaniello.

Ciò che differenzia maggiormente le posizioni dei candidati è proprio la loro visione sul futuro delle aree dismesse, che rappresentano la sfida su cui si gioca il futuro di Sesto San Giovanni. Si tratta infatti di un territorio grande circa un settimo dell’intera città, che può offrire potenzialità abitative e lavorative molto grandi e, secondo le idee di Renzo Piano, può diventare il motore di numerose iniziative nel campo della ricerca scientifica.

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