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  • mercoledì 11 gennaio 2012

Dieci anni di Guantánamo

L'undici gennaio 2002 i primi venti detenuti arrivarono nel carcere di massima sicurezza che è diventato il simbolo dell'emergenza contro il terrorismo

L’11 gennaio 2002, esattamente dieci anni fa, i primi venti detenuti accusati di terrorismo arrivarono alla prigione militare di Guantánamo, a Cuba, il da allora famigerato carcere di massima sicurezza allestito dagli Stati Uniti all’indomani della strage dell’11 settembre 2001. Fin dalla sua istituzione la prigione è diventata uno dei simboli della politica estera dell’amministrazione Bush e di una gestione emergenziale e poco rispettosa dei diritti dei prigionieri.

Il carcere si trova fuori dal territorio degli Stati Uniti, cosa che non ha favorito la trasparenza su come vengono trattati i detenuti: per anni le associazioni umanitarie, tra cui le Nazioni Unite e Amnesty International, hanno denunciato il mancato accesso alla struttura ed episodi di abusi e torture nei confronti dei detenuti. Tre detenuti britannici musulmani scarcerati da Guantánamo nel 2004 raccontarono di essere stati ripetutamente picchiati, torturati con filo spinato e sigarette accese, obbligati ad assumere droghe e molestati sessualmente. La settimana scorsa un cittadino algerino ha raccontato sul New York Times i suoi sette anni di vessazioni e sofferenze a Guantanamo prima di essere rilasciato. Hanno fatto discutere anche i numerosi suicidi e i tentativi di suicidio, che secondo le guardie carcerarie americane sono stati centinaia, di cui 41 soltanto nel 2002. Inoltre Guantanamo ha ospitato 21 bambini e un uomo di 98 anni. Molte di queste denunce sono state contestate e negli ultimi anni ci sono stati anche testimoni e indagini ufficiali che hanno parlato di un carcere ordinato e molto più accettabile delle prigioni che si trovano nel territorio statunitense. Da quando sono cominciati i rimpatri dei detenuti, molti hanno chiesto di poter rimanere a Guantánamo piuttosto che tornare nei loro paesi d’origine.

(La tortura dei prigionieri è servita a qualcosa?)

L’altro aspetto spinoso legato a Guantánamo è lo status legale dei detenuti, che è sempre stato poco chiaro. L’amministrazione Bush aveva stabilito che non erano prigionieri di guerra, secondo la definizione della Terza Convenzione di Ginevra. A partire dal 2004, una serie di pronunciamenti di tribunali federali e della Corte Suprema cercarono di chiarire meglio la loro situazione, mentre il governo prese a definire i detenuti come “nemici combattenti” e creò un nuovo strumento giudiziario per giudicarli, i Combatant Status Review Tribunals (CSRT). Questi, in decine di udienze quasi sempre a porte chiuse, dovevano verificare che a ciascun detenuto si potesse attribuire la qualifica di “nemico combattente”, senza che si applicassero i normali procedimenti di esame delle prove e delle testimonianze in uso nei tribunali civili. Le udienze si conclusero nel 2005 e stabilirono che 38 detenuti non erano “combattenti”, mentre mantennero quella definizione per più di altri cinquecento. Poco dopo, un giudice federale dichiarò i CSRT incostituzionali. La serie di pronunciamenti legali di diversi tribunali americani andò avanti, ordinando a volte il rilascio di alcuni detenuti che avevano presentato ricorso. Molti di loro sono stati incarcerati per anni senza processo, impossibili da condannare in un tribunale ordinario, anche per ragioni di sicurezza, e allo stesso tempo impossibili da rilasciare a meno di non mettere consapevolmente in libertà dei possibili terroristi.

Barack Obama fece della chiusura di Guantanamo uno dei punti centrali della sua campagna elettorale. Il 22 gennaio 2009, due giorni dopo il giuramento come presidente degli Stati Uniti, firmò un ordine esecutivo che imponeva la chiusura entro un anno della struttura. Una commissione avrebbe riconsiderato la situazione di ciascuna delle 241 persone allora detenute e avrebbe deciso quali avrebbero affrontato un processo e quali invece sarebbero state trasferite in strutture statunitensi. Ad aprile 2009 la commissione concluse che solo per venti o trenta persone si sarebbe potuto istruire un processo. Per tutte le altre, i servizi segreti possedevano del materiale, ma niente o quasi che potesse essere usato davanti a una corte. Il 20 maggio del 2009 il Senato bocciò con 90 voti contro 6 la proposta di stanziare 80 milioni di dollari per chiudere Guantanamo. La votazione fu un colpo molto duro per il governo, e il fatto che anche quasi tutti i senatori democratici avessero votato contro la chiusura dimostrava che la retorica repubblicana stava colpendo nel segno: i repubblicani insistevano e non volevano sul suolo americano «alcuni degli uomini più pericolosi del mondo».

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