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Il software libero nella manovra

Uno dei pochi emendamenti approvati dalle commissioni invita la pubblica amministrazione a usare software privo di licenze chiuse

Le commissioni di Camera e Senato stanno concludendo l’analisi della manovra economica del governo, che domani o dopodomani sarà esaminata in aula. I tempi sono molto stretti e hanno portato alla rapida analisi di decine di emendamenti, quasi tutti respinti. La Commissione della Camera ne ha risparmiato uno che potrebbe, almeno nelle speranze dei suoi firmatari, incentivare l’uso nella pubblica amministrazione del cosiddetto software libero,  al posto dei programmi con costose licenze d’uso.

L’emendamento era stato presentato dal deputato radicale Marco Beltrandi insieme con altri cinque deputati e modifica il “Codice dell’amministrazione digitale”, legge n. 82 del 7 marzo 2005. Introduce poche parole, che cambiano però notevolmente il senso della norma che regola l’acquisto dei software per la pubblica amministrazione. Il comma 1d da

acquisizione di programmi informatici a codice sorgente aperto

diventa

acquisizione di programmi informatici appartenenti alla categoria del software libero o a codice sorgente aperto.

La differenza, almeno tecnicamente, non è di poco conto anche se è sfumata e porta spesso a confondere software libero e open source. Il software libero viene pubblicato con una licenza che lo rende utilizzabile e modificabile da chiunque. È diverso dal codice sorgente aperto (open source) perché questo si concentra sugli aspetti etici, sulla libertà di chi lo utilizza e non solo sull’accessibilità del codice informatico che lo costituisce (che è comunque un prerequisito per il software libero).

Spiega Beltrandi:

Si tratta di una modifica storica del codice dell’amministrazione digitale. Per la prima volta si riconosce nel nostro ordinamento la necessità per le amministrazioni pubbliche di tenere in considerazione non solo l’economicità ma anche l’impatto che il software stesso ha sulla nostra società sempre più tecnologica dal punto di vista dei diritti fondamentali dei cittadini e delle imprese che vogliono innovare. L’adozione di software libero ha ricadute profonde sulla maggiore libertà dello scambio dei contenuti immateriali, sulla libera circolazione della conoscenza, del know-how e più in generale delle informazioni. Un emendamento che spinge sull’acceleratore dello sviluppo dell’ICT anche in Italia, muovendosi verso la “liberalizzazione” di un settore dove troppo spesso la chiusura di conoscenze tecniche e scientifiche è un freno per l’innovazione e per l’entrata nel mercato di nuovi soggetti.