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  • martedì 6 Dicembre 2011

Che succede con la manovra

Ci sono tre questioni aperte e collegate tra loro: le modifiche al decreto, l'atteggiamento dei partiti, il voto di fiducia

Ieri il governo ha presentato la manovra economica d’emergenza alla Camera e al Senato, oggi comincia la sua strada verso l’approvazione definitiva. Va notato che un testo definitivo non c’è – ci sta ancora lavorando il governo, dicono i giornali – ma viene dato per scontato che il decreto legge, una volta valutato dal Quirinale, venga firmato tra oggi e domani. Sempre oggi il Parlamento sceglierà i relatori della legge. E poi? Ci sono tre questioni aperte e collegate tra loro.

L’atteggiamento dei partiti
A giudicare da quanto si è ascoltato ieri alla Camera e al Senato, nessun partito ha anche solo provato a intestarsi la manovra. Anzi. Pur con accenti diversi, tutti si sono detti consapevoli della durezza di alcune misure, specificando che “noi l’avremmo fatta diversamente”. Se però il sostegno di PD, PdL e Terzo Polo non sembra oggi in dubbio, così come non è in dubbio l’opposizione della Lega, c’è una zona grigia della quale non si hanno ancora chiare le posizioni. Comprende il gruppo misto e i Responsabili, le cui intenzioni non sono mai di facile lettura, e soprattutto l’Italia dei Valori. Ieri i suoi esponenti in Parlamento hanno criticato la manovra con un’asprezza paragonabile solo a quella della Lega Nord, e hanno detto esplicitamente che senza modifiche incisive non voteranno il testo.

Le modifiche alla legge
Tutti i gruppi chiedono di modificare questo o quel passaggio della manovra. Il PdL vorrebbe ammorbidire la rivalutazione degli estimi catastali, così da far pesare meno l’IMU. Il PD vorrebbe aumentare l’imposta una tantum sui capitali scudati, così da permettere l’adeguamento all’inflazione delle pensioni più alte di 960 euro. L’Italia dei Valori ha chiesto esplicitamente al governo di lasciare che il Parlamento metta le mani nel testo, modificandolo. La manovra tocca poi una serie di questioni delicate – si pensi alla liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C – rispetto alle quali difficilmente mancheranno richieste di modifica da parte di deputati e senatori. Per non parlare dell’abolizione delle giunte provinciali, che già in passato è stata soffocata e uccisa da veti e blocchi parlamentari. È chiaro che il testo della manovra economica non può essere stravolto ma è altrettanto chiaro che, specie in assenza di una maggioranza politica chiara e compatta, un passaggio parlamentare potrebbe determinare risultati imprevedibili.

Il voto di fiducia
Per questo, benché né Napolitano né Monti sono dati per entusiasti all’idea, la cosa più probabile è che il governo ponga la questione di fiducia. Per evitare lo stravolgimento del testo della manovra e per permettere ai partiti di votarla tappandosi il naso, diciamo, senza impegnarsi in estenuanti discussioni su temi divisivi come le pensioni, la patrimoniale o l’imposta sulla casa. Lo scenario più realistico vede la manovra subire delle modifiche piccole e bipartisan in commissione per poi votare la fiducia su un maxiemendamento in aula.

foto: Mauro Scrobogna /LaPresse