Il caso Bini Smaghi

Perché il governo italiano e quello francese insistono nel chiedere le sue dimissioni dal comitato esecutivo della BCE

Questa mattina il PresdelCons, Silvio Berlusconi, è tornato a parlare del caso che ruota attorno a Lorenzo Bini Smaghi e che nelle ultime settimane ha agitato i rapporti diplomatici tra Italia e Francia. Lorenzo Bini Smaghi, nato a Firenze nel 1956 e discendente di una nobile famiglia toscana, quella dei Bini Smaghi Bellarmini, è membro del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea. La carica prevede una durata di cinque anni e nel caso di Bini Smaghi il mandato scadrà nel 2013. Se non fosse che da settimane la Francia chiede le sue dimissioni, e lo stesso fa il governo italiano.

Il comitato della BCE è composto da sei membri, compreso il presidente della BCE. L’ultimo presidente della BCE era stato il francese Jean-Claude Trichet. Oggi il presidente è Mario Draghi, e questo ha creato una situazione insolita, per quanto formalmente non irregolare: tra i sei massimi dirigenti della Banca Centrale Europea ci sono due italiani e nessun francese. La Francia chiede da tempo che Bini Smaghi si dimetta per fare spazio a un suo rappresentante nel comitato esecutivo della BCE. Di fatto, però, non ha nessun potere concreto per rimpiazzare Bini Smaghi o costringerlo a fare un passo indietro. E questo per le stesse ragioni evocate da Bini Smaghi nel suo rifiuto di dimettersi: la Banca Centrale Europea è un istituto autonomo dalle istituzioni politiche nazionali. Per questa ragione, Bini Smaghi considera inopportune le pressioni ricevute e non considera dovuto un suo passo indietro sulla base di quanto richiesto dai governi di questo o quel paese, pratica che a suo parere minerebbe l’autonomia della BCE.

Si tratta evidentemente di un crinale molto sottile. Bini Smaghi sulla carta ha completamente ragione, per quanto si debba riconoscere che anche i governi di Italia e Francia abbiano degli argomenti: che piaccia o no, la scelta del nuovo governatore della Banca Centrale Europea è una scelta che ha coinvolto in prima persona i governi nazionali, e oggi Berlusconi dice apertamente, scrive il Corriere della Sera, che “alla base della scelta dell’italiano Mario Draghi il nostro Paese abbia assunto con la Francia l’impegno di liberare il posto occupato dall’altro italiano nel board della Banca centrale”. Anche Pier Luigi Bersani ieri ha detto che Bini Smaghi dovrebbe fare un passo indietro, ribadendo però come la gestione del Governo dell’intera situazione sia stata “incredibile”.

A un certo punto una soluzione allo stallo era sembrata la nomina di Lorenzo Bini Smaghi a governatore della Banca d’Italia. Questa poi è saltata nella complicata trattativa delle ultime settimane – come è noto, il governo ha scelto Ignazio Visco – e quindi il nodo sulla posizione di Bini Smaghi è rimasto lì, da sciogliere.