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  • venerdì 21 Ottobre 2011

Perché D’Alema è indagato

C'entrano i cinque voli gratuiti che gli furono messi a disposizione da un consulente e lobbista coinvolto nell'inchiesta sull'ENAC

Massimo D’Alema, deputato del Partito Democratico e presidente del COPASIR, è indagato dalla procura di Roma per il reato di finanziamento illecito a parlamentare, nell’ambito dell’inchiesta in corso da tempo sul presunto giro di tangenti intorno all’allora consigliere di amministrazione dell’ENAC, Franco Pronzato, oggi agli arresti. La notizia è stata diffusa ieri sera. Le accuse a D’Alema si basano su cinque voli privati che nel 2010 furono gratuitamente messi a disposizione da Vincenzo Morichini, consulente e lobbista, ex dirigente di Ina-Assitalia descritto più volte come amico personale dello stesso Massimo D’Alema. A D’Alema si contesta un risparmio pari a circa 7mila euro.

I cinque voli, racconta oggi Carlo Bonini su Repubblica, portarono D’Alema da Roma a Foligno, da Bari a Roma, da Lamezia a Roma, da Roma a Verona e da Roma a una località costiera della Croazia. Furono effettuati su un volo di proprietà della società “Rotkopf Aviation”, di proprietà di Viscardo Paganelli. Paganelli è l’imprenditore che avrebbe beneficiato dei comportamenti illeciti di Pronzato: attraverso Morichini, secondo la procura, Paganelli avrebbe corrotto Pronzato per ottenere dall’ENAC le autorizzazioni e gli slot per istituire tratte dall’Isola d’Elba a Pisa e Firenze.

Stando a quanto ha appurato la procura, Morichini raccoglieva fondi da vari imprenditori a favore della fondazione ItalianiEuropei, promossa e presieduta da Massimo D’Alema, e di altri politici, promettendo che a quelle donazioni sarebbero seguite agevolazioni e favori di varia natura. Viscardo Paganelli ha ammesso di aver versato i soldi della cosiddetta “tangente ENAC” a Morichini, che a sua volta ha ammesso di aver girato in parte quei soldi a Pronzato, che a sua volta ha ammesso di averli ricevuti prendendoli per un “regalo di Natale”.

D’Alema è stato sentito più volte dai pm, da cui si è presentato spontaneamente, e ha sempre fornito questa versione riguardo i voli offerti da Morichini.

«Lo conosco [Morichini, ndr] da tantissimi anni, abbiamo molti amici comuni, se questa vicenda fosse confermata sarebbe molto sgradevole e molto doloroso. Quanto ai voli, è assurdo dire che potevo pagarmi un volo di linea. Come parlamentare io non pago i voli di linea, se ho preso un passaggio per fare tre comizi invece di uno il risparmio è stato dei contribuenti, non mio. Abbiamo utilizzato per ragioni di lavoro questi voli perché un nostro collaboratore ci ha detto che esisteva questa possibilità. Se avessi saputo quello che è emerso, sarei di certo andato a piedi».

D’Alema è stato interrogato l’ultima volta dieci giorni fa e dice ancora che il servizio messogli a disposizione da Morichini non gli sembrò «né sospetto», «né potenzialmente illecito». Sempre Bonini spiega che i pm sarebbero orientati ad archiviare la sua posizione.

L’indagine, di fatto, è conclusa. Il procuratore Giovanni Ferrara e i pm debbono solo valutare se l’entità dell’eventuale vantaggio economico per D’Alema (stimato attorno ai settemila euro per i passaggi sui jet) e la mancata iscrizione sui bilanci dell’azienda dell’importo integrino o meno il reato: durante la deposizione, D’Alema avrebbe sostenuto che era convinto che i voli fossero stati pagati dal suo amico Vincenzo Morichini, con lui in quelle occasioni. E allo stato, almeno a sentire le voci dal Palazzo di giustizia, l’orientamento sarebbe di procedere a una richiesta di archiviazione.

foto: Roberto Monaldo / LaPresse