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  • giovedì 29 settembre 2011

Dieci luoghi comuni sull’Afghanistan

Quello per cui i talebani sono stati gli unici oppressori delle donne, per esempio, o quello per cui nessuno è mai riuscito a vincerci una guerra

Jonathan Steele è un giornalista del quotidiano britannico Guardian, ha lavorato come inviato in Israele e, dopo l’Undici Settembre, in Afghanistan e in Iraq. A ottobre uscirà un suo libro, Ghosts of Afghanistan. Il Guardian ne ha pubblicato un estratto, che descrive l’Afghanistan ai tempi dell’occupazione sovietica all’inizio degli anni Ottanta, e dalle sue conoscenze del paese Steele ha anche tratto una lista di dieci miti da sfatare riguardo la storia afghana, l’invasione sovietica e le condizioni durante la dominazione dei talebani (1996-2001).

1. “Nessuno ha mai vinto una guerra in Afghanistan”
Uno dei luoghi comuni che si sono ripetuti spesso sulla storia del paese è che l’Afghanistan non sia mai stato conquistato da nessuna potenza straniera. In realtà, dice Steele, durante la conquista dell’enorme impero persiano Alessandro Magno conquistò incontrando poca resistenza il territorio che oggi corrisponde all’Afghanistan, e che allora era diviso tra le province persiane (satrapie) e le regioni storiche dell’Aria, dell’Arachosia e della Battriana. Anche Gengis Khan, il conquistatore mongolo, riuscì a conquistare l’Afghanistan. In tempi moderni, l’impero britannico combatté tre guerre nel paese a partire dall’invasione del 1839, subendo sconfitte militari ma ottenendo anche più volte importanti conquiste territoriali.

2. “La guerra civile è stata creata dall’invasione sovietica”
I combattenti che dicevano di ispirarsi alla religione islamica e di seguire il principio della guerra santa (jihad), i cosiddetti mujaheddin, erano presenti in Afghanistan da molti anni prima che l’esercito sovietico invadesse il paese nel dicembre del 1979. Molti dei leader di quella che sarà la resistenza antisovietica, al momento dell’invasione, si trovavano in esilio in Pakistan e lì avevano le loro basi militari. Già dal 1973 si opponevano al primo ministro Mohammed Daud Khan, ritenuto troppo “secolarizzato” e “modernizzante”. Il sostegno economico degli Stati Uniti, poi, iniziò già nel 1978, quando Daud Khan venne assassinato e sostituito da un governo vicino all’URSS.

3. “I mujaheddin sconfissero sul campo l’Unione Sovietica”
La sconfitta dei sovietici a opera dei combattenti islamisti (finanziati dagli Stati Uniti, ma anche dalla Cina e da altri paesi) è una delle falsità storiche più radicate e più dure da cancellare, dice Steele. In realtà i mujaheddin vinsero alcuni scontri, in particolare in un’area limitata nel nordest del paese, ma ne persero anche diversi altri. La guerra era in una fase di stallo e senza un vincitore certo quando Gorbaciov decise di ritirare l’esercito, nell’ottobre del 1985, reputando che per l’URSS l’invasione non fosse più conveniente in termini di uomini, denaro e prestigio internazionale.

4. “I missili Stinger furono decisivi per la vittoria dei mujaheddin”
Si è soliti dire che la guerra tra i combattenti islamici e l’URSS cambiò dopo che Charlie Wilson convinse Ronald Reagan a fornire ai mujaheddin i maneggevoli missili terra-aria Stinger, un’idea diffusa anche dal film del 2007 La guerra di Charlie Wilson (diretto da Mike Nichols, scritto da Aaron Sorkin e con Tom Hanks e Julia Roberts). In realtà, anche se gli Stinger cambiarono qualcosa nel modo dei sovietici di condurre la guerra (i raid degli elicotteri vennero effettuati preferibilmente di notte, e i piloti degli aerei bombardarono da una quota maggiore), il numero di abbattimenti aerei non cambiò in modo significativo, e nessuno dei documenti sovietici desecretati finora svela un ruolo attribuito all’uso dei nuovi missili nella decisione di mettere fine all’occupazione.

5. “Gli Stati Uniti abbandonarono l’Afghanistan dopo il ritiro dell’URSS”
Dopo aver invaso il paese nel 2001, gli Stati Uniti dissero che non avrebbero più ripetuto l’errore di lasciare l’Afghanistan abbandonato a se stesso, come successe alla fine degli anni Ottanta. Il governo statunitense, invece, continuò a sostenere i combattenti islamisti anche dopo il ritiro sovietico, e intervenne pesantemente nella politica del paese bloccando le offerte del presidente Mohammad Najibullah (sostenuto dall’URSS) di fare concessioni e aprire negoziati. I mujaheddin continuarono la ribellione nei confronti del governo centrale, anche grazie alle armi che gli Stati Uniti e il Pakistan continuarono a fornire loro nella speranza che rovesciassero il governo Najibullah. Questo, dice Steele, fu uno degli errori che portarono a “uno dei periodi più dannosi nella storia afghana recente” e rovinò “le migliori possibilità di mettere fine alla guerra civile”.

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