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  • domenica 25 Settembre 2011

Che cos’è l’inchiesta Grandi Eventi

Quando e come comincia l'indagine che ieri ha portato al rinvio a giudizio di 18 persone, tra cui Bertolaso

Ieri il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Perugia, Claudia Matteini, ha rinviato a giudizio 18 persone indagate nell’inchiesta cosiddetta “Grandi Eventi” oppure “G8”. L’indagine era stata una delle principali storie del 2010 in Italia, aveva portato alle dimissioni di un ministro e aveva messo in dubbio la regolarità dell’assegnazione di una gran quantità di appalti e lavori pubblici.

Dove comincia l’inchiesta
L’inchiesta nasce a Firenze, dove la procura indaga sulla costruzione della nuova Scuola Marescialli. Dalle intercettazioni emergono rapporti poco chiari tra imprenditori e funzionari pubblici, ed emerge la notevole vastità di queste relazioni, che coprono alcuni dei più importanti appalti pubblici italiani degli ultimi anni, da quelli per il G8 della Maddalena a quelli per i Mondiali di nuoto di Roma. I soggetti centrali dell’indagine sono due. Uno è un imprenditore che si chiama Diego Anemone, con i suoi più vicini collaboratori. L’altro è il Dipartimento per lo Sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri, un ufficio che secondo l’accusa presiedeva all’assegnazione illecita degli appalti alle imprese di Anemone in cambio di varie utilità, denaro, case, escort. L’inchiesta viene poi trasferita a Perugia, a causa del coinvolgimento dell’ex procuratore capo di Roma Achille Toro. Anemone, Balducci, De Santis e Della Giovampaola vengono fermati e messi in custodia cautelare. Gli investigatori rovistano nei loro documenti.

La lista Anemone
Durante la primavera del 2010 i giornali italiani si riempiono di riferimenti e stralci alla cosiddetta “lista Anemone”, un elenco di nomi trovato in un’agenda dell’imprenditore che includerebbe gli interventi effettuati dalle sue aziende nell’arco del quinquennio dal 2003 al 2008. Ci sono appartamenti, uffici, strutture statali, luoghi di residenza di politici, magistrati, imprenditori, membri delle forze dell’ordine, prelati. Naturalmente la presenza nella lista non vuol dire niente, di per sé, ma si fa un gran parlare e si gettano nomi a destra e a manca. La tesi degli investigatori è che esista una “cricca di banditi” che opera nel sistema “gelatinoso” degli appalti, influenzando le gare, corrompendo funzionari pubblici e danneggiano così la collettività.

Il caso Scajola
Qualche elemento più concreto riguarda l’allora ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola. Viene fuori che secondo gli inquirenti la casa in cui vive a Roma, vicino al Colosseo, sarebbe stata pagata con 900.000 euro in nero messi a disposizione da Anemone. Scajola dice di non saperne nulla, di aver pagato la casa di tasca sua e di non sapere se qualcuno ha messo altri soldi “a sua insaputa”. Nel giro di poche settimane sarà costretto alle dimissioni. Su quegli atti oggi indaga la procura di Roma, lo stesso Scajola è indagato per violazione della legge sul finanziamento illecito dei partiti politici. Sempre a Roma è ancora aperto un altro filone dell’inchiesta Grandi Eventi, quello sui Mondiali di nuoto: un anno fa 33 persone furono citate in giudizio.

Chi sarà processato
La procura di Perugia aveva chiuso l’inchiesta lo scorso 26 gennaio, e il 5 maggio aveva depositato la richiesta di rinvio a giudizio per 19 indagati e 11 società. Il gup ieri ha deciso per il rinvio a giudizio di 18 sui 19 indagati. Questi sono: Diego Anemone, Enzo Maria Gruttadauria, Bruno Ciolfi e Pierfrancesco Murino, imprenditori; Angelo Balducci, ex presidente del consiglio superiore dei Lavori Pubblici; Mauro Della Giovampaola, Maria Pia Forleo e Claudio Rinaldi, funzionari pubblici incaricati della gestione dei Grandi Eventi; Fabio De Santis, ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana; Simone Rossetti, Stefano Gazzani, Alida Lucci e Daniele Anemone, collaboratori di Diego Anemone; Guido Bertolaso, ex capo della Protezione Civile e oggi sottosegretario; Regina de Fatima Profeta, accusata di aver reclutato escort; Marco Piunti, sottoufficiale della Guardia di Finanza; Emmanuel Giuseppe Messina e Edgardo Azzopardi, accusati di rivelazione di segreto d’ufficio. Il processo prenderà inizio il 23 aprile 2012. Tutti gli indagati si sono sempre proclamati innocenti ed estranei alle accuse. L’unica persona a essere stata scagionata da ogni accusa, ieri, si chiama Francesco Alberto Covello: è presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo, era stato senatore dei Democratici di Sinistra, era accusato di corruzione. Tre persone hanno chiesto il patteggiamento prima di arrivare al rinvio a giudizio: l’architetto Angelo Zampolini, Achille e Camillo Toro.

Guido Bertolaso
L’ex capo della Protezione Civile, secondo l’accusa, avrebbe favorito Anemone in cambio di denaro e favori sessuali. I pm scrivono che Bertolaso “da solo o in concorso di volta in volta con altri soggetti compiva scelte svantaggiose per la pubblica amministrazione e favorevoli al privato, illegittimamente operava e consentiva che funzionari sottoposti operassero affinché le imprese facenti capo a Diego Anemone risultassero aggiudicatarie degli appalti”, in cambio della “disponibilità di un appartamento in via Giulia il cui canone mensile pari a 1500 euro veniva corrisposto da Anemone, 50mila euro in contanti” e dei “massaggi” al Salaria Sport Village. Bertolaso si è sempre detto innocente e ha detto ieri che le accuse sono “assolutamente tutte da provare” e “non hanno assolutamente ragione d’essere”.

foto: LaPresse