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  • sabato 24 Settembre 2011

L’apparecchio che localizza i cellulari

La Corte Suprema degli Stati Uniti dovrà decidere sull'uso di un potente e delicato strumento da parte dell'FBI: si chiama stingray

L’uso di un apparecchio denominato stingray (un pesce parente della razza) da parte della polizia federale statunitense per localizzare un uomo sospettato di un reato ha fatto nascere un caso giuridico sui modi e i limiti dell’utilizzo di alcune nuove tecnologie negli Stati Uniti. Per più di un anno, le autorità federali hanno cercato un uomo chiamato in codice “the Hacker”, accusato di frode. Sono stati in grado di localizzarlo solo grazie a un apparecchio che è in grado di rintracciare la posizione di un cellulare anche quando questo non sta venendo utilizzato per effettuare una chiamata. L’uomo, Daniel David Rigmaiden, è stato arrestato in una casa della California.

L’FBI tiene molto alla riservatezza sull’utilizzo degli apparecchi di tipo stingray e prevede che i dati raccolti durante il loro uso siano cancellati il prima possibile, in modo da tenere il più possibile segrete le informazioni sulle loro capacità e caratteristiche tecniche.

Come funziona uno stingray
L’apparecchio in questione funziona in modo simile a un’antenna telefonica, permettendo a un cellulare di collegarsi a lui e misurare l’intensità del segnale inviato dal telefono. Un operatore può mandare un segnale al cellulare, che continua a rispondere fino a quando è acceso. Di solito l’apparecchio viene montato su un furgone insieme a un computer con un software per la localizzazione. Il segnale inviato dal cellulare cambia intensità man mano che si sposta, e mettendo insieme i dati è possibile localizzare dove si trova l’apparecchio telefonico. Lo stingray può servire, oltre alla localizzazione dei sospetti, anche a trovare persone disperse in zone accidentate o nell’area di un incidente. Il dispositivo non è pensato in primo luogo per ascoltare le telefonate.

Ci sono numerosi dispositivi del tipo “stingray”, costruiti da diverse aziende, a quanto affermano i produttori, venduti solamente alle forze dell’ordine e a enti governativi. Anche l’esercito degli Stati Uniti utilizza dispositivi simili.

Il problema legale
Un giudice distrettuale dell’Arizona ha ricevuto da Rigmaiden la richiesta di poter accedere a informazioni sulle nuove tecnologie investigative usate per rintracciarlo. Rigmaiden ha sostenuto che rintracciare un cittadino cercando tra le residenze private senza autorizzazione di un giudice e con l’aiuto di strumenti tecnologici sia illegale e vada contro quanto stabilisce la Costituzione statunitense in materia di segretezza delle comunicazioni private. Un responsabile dell’FBI ha detto che le informazioni sugli stingrays sono da considerare sensibili, e una loro diffusione pubblica potrebbe compromettere l’uso futuro dei dispositivi.

L’utilizzo degli “stingray” e le autorizzazioni necessarie saranno valutate dalla Corte Suprema il prossimo 8 novembre, dato che secondo alcuni violerebbe il Quarto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. L’emendamento stabilisce che non debba essere violato “il diritto del popolo di essere sicuro nelle loro persone, case, documenti ed effetti, contro irragionevoli perquisizioni e sequestri”.

Quello che è in discussione è se anche le ricerche fatte con gli stingrays abbiano bisogno di un mandato di perquisizione, cioè dell’ordinanza di un giudice che stabilisca l’esistenza di un “plausibile motivo” (espressione usata nello stesso Quarto Emendamento della Costituzione americana) per effettuare la ricerca, come se si trattasse della perquisizione di una casa. Un mandato di perquisizione deve essere supportato da prove e accuse ben circostanziate, ed è quindi più difficile da ottenere da parte della polizia. Sia al Senato che alla Camera degli Stati Uniti sono state presentate proposte di legge per rendere necessari i mandati di perquisizione nel caso della localizzazione di un cellulare da parte della polizia.

foto: AP Photo/Andy Wong