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La Grecia ai tempi della crisi

Non sono solo numeri: il Wall Street Journal descrive l'aumento dei tentativi di suicidio

Da mesi l’attenzione degli economisti è concentrata sulla Grecia, duramente colpita dalla crisi economica e alle prese con il rischio molto concreto di non essere più in grado di ripagare i propri debiti e di fallire. Il Parlamento greco ha dovuto approvare misure di austerità molto pesanti tese a ridurre drasticamente la spesa pubblica e a privatizzare diversi settori fino a ora in mano allo Stato. Le immagini degli scioperi e delle proteste, anche violente, per le scelte del governo hanno mostrato il disagio della popolazione, ma gli effetti sui singoli e su che cosa significhi fare i conti con il proprio paese che rischia il fallimento sono rimasti meno evidenti.

In un lungo articolo pubblicato sul Wall Street Journal, Marcus Walker spiega che a causa delle enormi difficoltà economiche, nell’ultimo periodo in Grecia il numero di suicidi è raddoppiato. In media si tolgono la vita sei persone su centomila ogni anno e nei primi cinque mesi del 2011 il 40 per cento di persone in più si è suicidato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’aumento è dovuto a diversi fattori come le condizioni di vita più difficili, il crescente tasso di criminalità e il fallimento delle attività dei singoli privati.

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Il numero dei suicidi si accompagna alla crescente quantità di tentativi di togliersi la vita. Venerdì scorso un uomo sulla cinquantina sommerso dai debiti ha provato a darsi fuoco all’esterno della sua banca, a Salonicco. È stato soccorso per tempo e si trova ora in ospedale, con ustioni gravi. Un altro uomo, Vaggelis Petrakis, ha provato a togliersi la vita lo scorso anno bevendo una miscela di birra e benzina. Ha lasciato un biglietto di addio, ma dopo aver bevuto ci ha ripensato e ha contattato il figlio, che lo ha portato in ospedale dove è stato salvato. Petrakis si è poi ucciso quest’anno con un colpo di fucile.

I suicidi sono aumentati in buona parte dell’Europa da quando è iniziata la crisi economica, come dimostra uno studio pubblicato sulla rivista scientifica britannica The Lancet. La Grecia è tra i paesi più colpiti e le statistiche non sono nemmeno precise, perché la maggior parte dei suoi cittadini sono ortodossi e la loro Chiesa vieta i funerali per chi si è tolto la vita. Molte famiglie decidono quindi di mascherare i suicidi spacciandoli per incidenti, che non rientrano quindi nei conteggi statistici.

Le associazioni che danno sostegno alle persone psicologicamente in difficoltà dicono di ricevere molte più chiamate di un tempo da chi vuole tentare il suicidio. La media era in genere di dieci telefonate al giorno presso il centro di assistenza dell’organizzazione Klimake, ora si arriva a un centinaio di chiamate. Chi telefona preso dalla disperazione ha solitamente tra i 35 e i 60 anni e racconta di essere sommerso dai debiti, di non riuscire ad andare avanti e di aver fallito nel mantenere la propria famiglia.

Nella zona di Candia, sull’isola di Creta, ci sono stati in breve tempo tre suicidi, compresa la morte di Vaggelis Petrakis. Era un commerciante attivo nella compravendita di frutta e verdura e fino al 2009 era riuscito a fare buoni affari. Aveva attivato un prestito nel 2000 con la banca e messo in piedi un’impresa tutta sua per vendere i prodotti ad alberghi e catene di supermercati. Gli affari erano ulteriormente migliorati con l’ingresso della Grecia nella moneta unica, tanto da spingere Petrakis a comprare una casetta tra le montagne in cui trascorrere le vacanze.

I clienti, intanto, avevano iniziato a pagare in ritardo o con assegni postdatati. Il commerciante non aveva alternative, la pratica esisteva già negli anni Novanta in buona parte del paese ed era diventata la norma. Petrakis e gli altri commercianti agivano sostanzialmente come banche, ma senza gli interessi. Così facendo molte piccole imprese avevano problemi di liquidità perché dovevano pagare nei tempi giusti i loro fornitori, mentre per ricevere il denaro dai clienti dovevano aspettare spesso diversi mesi.

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