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  • venerdì 26 Agosto 2011

In Cina protestare funziona, a volte

La storia e le foto delle manifestazioni di Dalian contro un impianto chimico, che le autorità cinesi hanno poi deciso di chiudere

Migliaia di persone sono scese in piazza a Dalian, una ricca città portuale nel nord est della Cina, per chiedere la chiusura di un impianto chimico. Il risultato della manifestazione è stato sorprendente, oltre che inatteso: dopo qualche giorno le autorità cinesi hanno deciso di ascoltare le richieste della popolazione e trasferiranno lo stabilimento. Foreign Policy racconta quel che è successo il 14 agosto scorso a Dalian, popolare località balneare cinese, considerata una delle città con la qualità della vita più alta, un’oasi di pace dove i turisti possono fermarsi ad ammirare lo spettacolo dei delfini al parco acquatico “Sun Asia Ocean World” e sede di un incontro annuale del World Economic Forum.

A Dalian dal 2009 è attiva una centrale chimica, di proprietà del gruppo industriale Fujia, che si occupa della produzione di paraxylene (PX), un componente usato per la fabbricazione del poliestere. Al momento della costruzione della fabbrica i media locali non diedero molto rilievo alla notizia, probabilmente a causa delle proteste che c’erano già state per un’altra azienda chimica di PX nella città di Xiamen, nel sud est della Cina. O forse perchè la fabbrica rappresentava un affare per le autorità locali, pagando circa 330 milioni di dollari all’anno di tasse. Per capire che cosa ha portato in piazza la “classe media” cinese – circa 70.000 persone secondo le testimonianze dei partecipanti, 12.000 secondo l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua – bisogna fare però un piccolo passo indietro.

All’inizio di agosto il tifone Muifa ha colpito la costa cinese e secondo alcuni ha danneggiato le dighe depurative davanti alla fabbrica, mettendo così in pericolo la salute dei 6 milioni di abitanti della città. Una troupe di reporter della CCTV, una televisione cinese, era andata sul posto per cercare di capire cos’è successo ma i giornalisti erano stati fermati all’ingresso dell’azienda e addirittura picchiati dal personale della fabbrica. Un servizio giornalistico sull’accaduto era già stato programmato, ma poi non è mai stato trasmesso. La cancellazione del programma e la notizia che alla troupe televisiva era stato impedito l’ingresso nell’impianto hanno fatto sì che la notizia si diffondesse rapidamente su Internet.

I cittadini hanno iniziato ad avere paura che le autorità stessero nascondendo le conseguenze dell’incidente. Su Internet si diceva che il contatto con l’acqua contaminata avrebbe potuto uccidere una persona nel giro di qualche minuto e che un’intera generazione di bambini di Dalian sarebbe nata con gravi deformità.

Una testimone racconta di aver sentito parlare delle proteste in ufficio. Incuriosita, ha tentato di sapere qualche cosa di più cercando su Baidu, il principale motore di ricerca cinese. Qualche giorno prima della manifestazione le pagine che parlavano della protesta erano già state bloccate, ma si potevano ancora trovare le informazioni essenziali. L’appuntamento era per il 14 agosto alle dieci del mattino. Su Renren, una specie di versione cinese di Facebook, molte persone dicevano che avrebbero partecipato. Anche se gli organizzatori sono sempre rimasti anonimi, la protesta non era più un segreto per nessuno.

Una folla di giovani e meno giovani, soprattutto benestanti, attrezzati di macchina fotografica e telecamera, striscioni e megafoni, ha invaso il centro di Dalian chiedendo la chiusura dell’azienda chimica. Solo nel pomeriggio la folla si è dispersa e non è chiaro se ci siano stati scontri con la polizia. Il giorno dopo i giornali locali parlavano genericamente di una “grande folla” che protestava per chiusura dello stabilimento. Non una parola di più e nessuna fotografia.

Le immagini scattate dai manifestanti sono state diffuse in tutto il paese sul web e la notizia è stata riportata anche dalla Reuters e dalla stampa di tutto il mondo. L’eco della protesta è stato tale che, malgrado la censura imposta, al telegiornale della rete nazionale CCTV è stato dato l’annuncio che la fabbrica sarebbe stata chiusa: in soli undici secondi, e senza parlare dell’imponente manifestazione, un’annunciatrice ha comunicato che le autorità governative di Dalian aveva deciso di chiudere la Fujia.