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  • venerdì 26 agosto 2011

Hana Gheddafi è viva?

Oggetti e documenti trovati a Bab al-Aziziya dicono che la figlia adottiva di Gheddafi, che si credeva uccisa dai bombardamenti statunitensi del 1986, è viva - ed è in questa foto

Un’inviata del principale quotidiano irlandese, The Irish Times, ha trovato nel complesso residenziale della famiglia Gheddafi di Bab al-Aziziya, a Tripoli, alcuni documenti che testimonierebbero che Hana Gheddafi non sarebbe morta nell’attacco aereo statunitense contro la capitale libica del 1986. La storia di Hana Gheddafi e dei dubbi sulla sua morte è molto lunga e con tanti aspetti poco chiari. Vale la pena provare a ricostruirla dall’inizio.

Il raid aereo su Tripoli e Bengasi
Nella notte tra il 4 e il 5 aprile 1986 una bomba esplose nella discoteca di Berlino Ovest La Belle, abitualmente frequentata da soldati statunitensi. L’esplosione uccise tre persone, due sergenti delle forze armate statunitensi e una donna turca. Circa 230 persone rimasero ferite. Il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, dopo che vennero intercettati messaggi tra la Libia e l’ambasciata libica di Berlino Est che si congratulavano per la buona riuscita dell’attentato, ordinò che venissero effettuati alcuni attacchi aerei contro le città libiche di Tripoli e Bengasi.

Tra i diversi obiettivi dell’attacco, per la maggior parte strutture aeree e militari, ci fu anche il complesso di Bab al-Aziziya, in cui abitava la famiglia Gheddafi. Avvertito da una telefonata poco tempo prima dell’arrivo degli aerei (probabilmente fatta dal primo ministro italiano Bettino Craxi), il leader libico fuggì dal complesso e scampò al bombardamento insieme ai suoi parenti. Gli attacchi uccisero circa 60 militari e civili libici, due piloti statunitensi morirono in un F-111 abbattuto dalla contraerea.

Dopo l’attacco, tuttavia, il regime annunciò che le bombe statunitensi avevano ucciso Hana Gheddafi, una bambina di un anno o un anno e mezzo (l’età non venne mai chiarita con precisione) adottata dal colonnello e che era rimasta a Bab al-Aziziya. Il suo cadavere venne mostrato alla giornalista statunitense Barbara Slavin del quotidiano Usa Today.

L’attacco aereo e l’uccisione di Hana divennero uno degli avvenimenti centrali della propaganda del regime e dei discorsi di Gheddafi contro gli stati occidentali: alcune stanze del complesso vennero conservate intatte per testimoniare le distruzioni, vennero costruiti monumenti per ricordare il bombardamento (tra cui il pugno che stritola un aereo che compare in molte foto di questi giorni) e per il ventesimo anniversario dell’attacco, nel 2006, il regime intitolò alla memoria di Hana la “Festa della Libertà e della Pace” per commemorare l’evento.

I dubbi sulla morte di Hana Gheddafi
Prima del bombardamento, nessuno aveva mai sentito parlare dell’esistenza di un’altra figlia di Gheddafi, naturale o adottata, oltre a Aisha (nata nel 1977). Barbara Slavin, l’inviata di Usa Today, suggerì che Gheddafi avesse adottato la bambina “post mortem”, dopo i bombardamenti, in modo da poter usare il fatto per motivi propagandistici.

Negli anni successivi alcuni oppositori di Gheddafi misero in dubbio che Hana fosse mai esistita, mentre emersero alcuni rari indizi che una ragazza di nome Hana Gheddafi facesse effettivamente parte della famiglia Gheddafi e fosse viva: nel giugno del 1999 l’agenzia di stampa ufficiale cinese parlò di un pranzo a Città del Capo, in Sudafrica, con Nelson Mandela, a cui parteciparono “la moglie di Gheddafi, Safia Farkash al-Barassi, e le figlie di Gheddafi Aisha e Hana”. Comparvero anche foto dell’incontro che ritraevano una giovane ragazza insieme a Safia e Aisha.

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