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  • sabato 20 Agosto 2011

In Israele si ricomincia

I raid israeliani hanno ucciso 14 persone a Gaza, da cui sono ricominciati a partire i missili

L'Egitto ha ritirato il suo ambasciatore per protesta contro l'uccisione di cinque suoi soldati al confine

Dall’attentato di giovedì scorso in Israele la situazione nell’area è tornata a farsi tesa e complicata. Giovedì scorso nella parte meridionale di Israele due autobus erano stati colpiti da colpi di arma da fuoco e di mortaio, alcuni provenienti dall’Egitto, e otto persone erano morte. Poche ore dopo l’esercito israeliano ha condotto un attacco aereo nella Striscia di Gaza uccidendo sette persone, tra cui Kamal al-Nairab, uno dei capi dei Comitati di Resistenza palestinesi. Negli ultimi due giorni i bombardamenti israeliani a Gaza hanno ucciso almeno 14 persone. Oggi varie città nel sud di Israele sono state colpite da missili provenienti da Gaza.

A rendere ancora più instabile la situazione c’è l’erosione dei rapporti tra Israele ed Egitto. Il nuovo fragile governo egiziano è accusato da più parti di non avere la forza per ostacolare le attività dei gruppi estremisti, ma allo stesso tempo l’esercito egiziano accusa Israele di avere ucciso cinque suoi poliziotti durante gli scontri seguiti all’attentato di giovedì. Ieri il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che i responsabili dell’attacco pagheranno “un prezzo molto alto”. Amr Moussa, ex segretario generale della Lega Araba e candidato alla presidenza dell’Egitto, ha chiesto al governo transitorio “una risposta forte” alla morte dei soldati egiziani, mentre al Cairo centinaia di persone protestavano davanti l’ambasciata israeliana. Questa mattina il governo egiziano ha deciso di richiamare il suo ambasciatore in Israele.

Intanto gran parte della stampa israeliana attribuisce l’attacco di giovedì – accuratamente pianificato e organizzato – alla nuova realtà dell’Egitto dopo la caduta di Mubarak. “Quanto accaduto è frutto della realizzazione del peggior incubo di Israele”, ha scritto Ben Caspit sul quotidiano Maariv. La zona del Sinai, di particolare importanza strategica, è stata più volte oggetto di attentati e attacchi in queste settimane ed è particolarmente instabile. Israele ha accelerato la costruzione di un confine fortificato che però è ancora lontano dall’essere completato, e ha promesso di investigare sulla morte di cinque poliziotti. I fatti di questi giorni, scrive la BBC, mettono alla prova la tenuta dell’accordo di pace sottoscritto trent’anni fa da Israele e l’Egitto. Ma era un altro Egitto.

foto: Uriel Sinai/Getty Images