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  • mercoledì 6 luglio 2011

Il Nepal proibisce i festeggiamenti del compleanno del Dalai Lama

Centinaia di poliziotti schierati a Kathmandu, arresti e qualche tafferuglio: il governo teme che le celebrazioni facciano arrabbiare la Cina

Oggi il Dalai Lama compie 76 anni e come ogni anno in tutto il mondo i suoi seguaci e gli attivisti per l’indipendenza del Tibet lo festeggiano e ne approfittano per organizzare incontri e iniziative. In Nepal invece le autorità governativehanno deciso di proibire qualsiasi celebrazione, per il timore che queste si trasformino in manifestazioni e proteste contro l’occupazione cinese del Tibet. Il Nepal confina per un buon tratto con la Cina, con cui vuole mantenere i migliori rapporti possibili. Nel paese vivono migliaia di esuli tibetani che negli ultimi decenni sono fuggiti dal Tibet. Molti altri sono in Nepal di passaggio, sulla strada verso l’India (dove tra l’altro vive, in esilio, il Dalai Lama).

Oggi un gruppo di esuli tibetani si era dato appuntamento in una scuola a Kathmandu per festeggiare il compleanno del Dalai Lama. Centinaia di poliziotti hanno impedito l’accesso alla scuola, consentendo l’entrata soltanto a studenti in uniforme. Monaci e monache tibetane sono state bloccate dai poliziotti. La polizia ha inoltre arrestato tre tibetani che avevano organizzato un incontro di preghiera in strada. A un certo punto c’è stato un tafferuglio tra tibetani e poliziotti, ma nessuno è rimasto ferito.

Gli incontri tra tibetani in Nepal si trasformano quasi sempre in proteste contro la Cina: i manifestanti urlano slogan contro Pechino chiedendo che la Cina si ritiri dal loro paese. Nei giorni scorsi l’amministratore della regione nepalese che comprende Kathmandu, Laxmi Prasad Dhaka, aveva detto che gli esuli tibetani potevano pregare nelle loro case e nei monasteri, ma che le manifestazioni pubbliche, in particolare l’esposizione di foto del Dalai Lama e di bandiere tibetane, sarebbe stata punita con l’arresto. Ieri il nuovo ambasciatore cinese in Nepal, Yang Houlan, ha detto che la questione tibetana non ha a che fare con i diritti civili o con la religione ma “riguarda soltanto la separazione o meno del Tibet dalla Cina, cosa importante per la sovranità e l’integrità territoriale della Cina”.

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