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  • martedì 5 Luglio 2011

Il News of the World ostacolò le indagini su una ragazza scomparsa

Secondo le accuse il tabloid di Rupert Murdoch nel 2002 avrebbe intercettato il telefono di una tredicenne scomparsa complicando il lavoro della polizia

Si apre un nuovo capitolo nella complessa vicenda britannica delle intercettazioni telefoniche da parte del tabloid News of the World, sotto accusa da alcuni mesi per le tecniche illecite e le violazioni della privacy praticate in cerca di notizie. Nel 2002 Milly Dowler, una ragazza di tredici anni, sparì senza lasciare traccia. Il suo corpo venne ritrovato soltanto sei mesi dopo. Si è scoperto in questi giorni che il suo telefono fu ripetutamente intercettato dal tabloid News of the World, di proprietà del gruppo editoriale Newscorp di Rupert Murdoch. Le intercettazioni da parte del giornale risalgono a un periodo in cui ancora nessuno sapeva che cosa le fosse successo.

Le novità emerse oggi dall’inchiesta hanno portato il primo ministro David Cameron ad esprimersi sulla vicenda nonostante si trovi in visita ufficiale in Afghanistan, e per domani sono previste tre ore di dibattito alla Camera sulla questione. Rispetto a quello che già si sapeva, quello che è venuto alla luce è ancora più inquietante. Secondo l’avvocato Mark Lewis, il tabloid non solo intercettò i messaggi lasciati sulla segreteria del telefono dalla famiglia sempre più preoccupata della ragazza, ma ne cancellò anche alcuni quando la casella vocale aveva raggiunto la capienza massima, in modo che i familiari potessero registrarne altri. Questo complicò il lavoro degli investigatori e diede false speranze ai parenti di Milly, che si convinsero che il fatto che i messaggi venissero via via cancellati fosse la prova che la ragazza era ancora in vita. Il primo ministro David Cameron, dall’Afghanistan dove è in visita ufficiale, ha dichiarato: “Se le accuse sono vere, si è trattato di un atto atroce”.

La vicenda è venuta a galla all’interno dell’inchiesta più ad ampio raggio sulla pratica del tabloid di intercettare i cellulari di personalità dello spettacolo, della cronaca o anche membri della casa reale tra il 2005 e il 2007. Lo scandalo seguito ai primi risultati dell’inchiesta in gennaio aveva portato Andy Coulson, direttore della testata nel periodo incriminato, a dimettersi dall’incarico di direttore delle comunicazioni dello staff di David Cameron, che ricopriva dall’elezione del primo ministro.

Il giornale ha già ammesso di essere ricorso a intercettazioni illegali e due ex dipendenti della testata, Glenn Mulcaire e Clive Goodman, sono stati arrestati in seguito allo scandalo scatenato dalla pubblicazione di messaggi privati del principe Harry ottenuti illegalmente. Le rivelazioni sul caso Dowler, però, sono significative per due ragioni, spiega il New York Times:

La prima è che in questo caso l’intercettazione incriminata risale al 2002, cinque anni prima che i due dipendenti venissero incarcerati. […] La seconda è che nel 2002 il direttore della testata era Rebekah Brooks, molto vicina a Rupert Murdoch. Brooks ora è il direttore esecutivo di News International, la divisione britannica del gruppo editoriale di Murdoch, e ha sempre negato di essere stata a conoscenza delle intercettazioni.

In una mail inviata in questi giorni ai suoi dipendenti Brooks ha ribadito la sua estraneità ai fatti, dichiarandosi disgustata da quel modo di procedere, ma determinata a mantenere la sua carica, nonostante da più parti le siano arrivati inviti alle dimissioni (Ed Miliband stesso le ha consigliato di “considerare la sua posizione”). Brooks ha poi scritto alla famiglia della ragazza uccisa per assicurare loro che il gruppo farà di tutto per perseguire la verità, e che saranno i primi ad essere informati.

A peggiorare la situazione, la presidente della Press Complaints Commission (PCC), Peta Buscombe, ha dichiarato che News of the World aveva mentito alla commissione, quando nel 2007 la PCC aveva svolto un’inchiesta interna sulle pratiche giornalistiche del quotidiano, contraddicendo un report pubblicato nel 2009 in cui si dichiarava al contrario che in base alle informazioni in suo possesso potevano dirsi certi che News of the World non avesse tentato di fuorviarli.

La Press Complaints Commission è una commissione di autoregolamentazione della stampa britannica, composta dai rappresentanti dei principali editori ed è autofinanziata dalle testate giornalistiche. Non ha poteri legali ma tutte le testate si impegnano ad aderire alle regole e alle decisioni prese dalla commissione. Le dichiarazioni di Buscombe, accusata in questi giorni di essersi inappropriatamente schierata con News of the World nel 2009, aggravano dunque la posizione di Brooks e del tabloid.