Chi si estrania dalla lotta

Ogni referendum si può vincere o si può perdere, quello che conta è vincerlo da uomini o perderlo da uomini

L’astensione dal voto è legittima, conosce ottime ragioni, e va difesa dai ricatti e dalle minacce. Corrisponde esattamente a una volontà dell’elettore, così come andare a votare e mettere una croce su un simbolo, o su un sì o un no. Chiunque non sia soddisfatto delle offerte sulla scheda o non sia interessato a fare quella scelta ha l’astensione dal voto come strumento e come diritto. Punto.

Altra cosa è l’astensione praticata da chi alla scelta su un referendum sia invece interessato, sappia cosa vuole – che la proposta sia bocciata – ma decida di ottenerlo non con la scelta corrispondente – votare no – ma con l’astensione. È quello che in molti recenti referendum hanno fatto in diversi e soprattutto hanno irresponsabilmente predicato molte forze politiche e non. Abusando e avvilendo lo strumento democratico dell’astensione e sottraendosi con un inganno – legale, legale, sì – al confronto e al risultato più giusto.

Questi referendum sono assai diversi tra loro, e non sono di scelta facile e immediata: vanno capiti. Oppure si possono votare aderendo alla solita logica autolesionista da curve di stadio, e vedendo cosa propone il nemico per fare il contrario. Diciamo che questo non è l’atteggiamento che il Post ritiene più saggio per ottenere il meglio per l’Italia e per noi stessi, ma è lecito anche quello e le ragioni della propria scelta sono libere e rispettabili. Quello che è invece poco rispettabile è che il giocatore che teme di perdere non vada a giocare sapendo che questo farà saltare la partita. Quello che è persino un po’ miserabile è che delle forze politiche responsabili e democratiche gli suggeriscano di farlo.

Ottenere la vittoria del no attraverso il mancato raggiungimento del quorum significa mettere in conto di essere minoranza in una democrazia e di non volerlo accettare e cercare un modo per aggirare le sue conseguenze, affermando così le ragioni di una minoranza. Significa implicare che la volontà democratica degli elettori sia diversa dalla propria e usare una norma prevista per altre ragioni per sconfiggere questa volontà democratica. Significa perseguire quello che si ritiene giusto con qualsiasi mezzo, anche quando questo non sia ritenuto giusto dagli altri. Sappiamo che c’è anche chi pensa che le opinioni della maggioranza siano state ingannate da campagne di informazioni approssimative e minacciose, ma questa non è una valida ragione per calpestare quelle opinioni: si cerca di far prevalere le proprie sul campo, non con sistemi altrettanto ingannatori. A fare le leggi è giusto ci pensino liberamente i politici, ma se si arriva al vaglio del referendum, quel vaglio deve essere riconosciuto. Altrimenti siamo al fine che giustifica i mezzi, e al pensiero comunista della presunzione del bene comune deciso senza legittimazione democratica.

Chi pensi che sia sbagliato bocciare il nucleare o la privatizzazione della gestione dell’acqua sa bene che più sbagliato ancora è bocciare il sistema democratico che ci permette di scegliere, e che solo un cospicuo risultato della propria parte – anche perdente – mostrerà le sue ragioni e la sua eventuale forza. Il mancato raggiungimento del quorum dirà solo alle (probabili) maggioranze degli italiani che non vogliono l’una o l’altra cosa che la volontà popolare è stata tradita con l’imbroglio. E avranno ragione.

Su cosa votare, il Post ha dato molte informazioni nei giorni scorsi per aiutare tutti noi nella scelta. Quello che aggiungiamo oggi è che astenersi significa astenersi: invece far saltare la partita che si teme persa significa altro. E perdonateci la citazione maschilista nel sommario, vincere o perdere da donne è ancora più nobile.

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