• Media
  • lunedì 6 Giugno 2011

I tradimenti di Ryan Giggs

La storia dell'insospettabile infedeltà coniugale del calciatore gallese e di come ha messo a dura prova la stampa britannica

Ryan Giggs è un calciatore gallese. Gioca nel Manchester United, è stato per anni uno dei centrocampisti più forti del mondo e ormai è vicino alla fine della sua carriera, sebbene anche quest’anno abbia giocato benissimo. Da qualche tempo però si parla di Giggs più per le sue intricate vicende familiari che per i suoi risultati sportivi, in una storia che ha messo alla prova la tradizionale spregiudicatezza della stampa scandalistica britannica e ha aperto questioni un po’ più serie sul ruolo dei social network nell’innovazione di quella tradizione.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

Ryan Giggs si è sposato nel 2007 con Stacey Cooke, sua compagna da molti anni, con la quale aveva già due figli: la sua condotta coniugale apparentemente irreprensibile, specie se confrontata a quella di molti suoi colleghi calciatori, gli era valsa il soprannome di “Mr Clean”. Quest’anno, però, Ryan Giggs è diventato uno dei fedifraghi più famosi al mondo per una notizia diffusa prima su Twitter e poi ripresa, dopo qualche esitazione, da tutta la stampa internazionale. I protagonisti della vicenda sono il già citato Giggs e Imogen Thomas, modella ed ex partecipante al Grande Fratello britannico. La particolarità della storia si deve alle modalità con cui la notizia è giunta ai media, poiché Giggs era riuscito a coprire il suo tradimento ottenendo un’ingiunzione che vietava a qualsiasi testata giornalistica di citare il nome di lui in relazione al nome di lei, al fatto in sé o all’ordine stesso del tribunale.

Il tutto è venuto allo scoperto quando un utente di Twitter ha pubblicato una lista di queste super-injuction, citando nomi, cognomi e sintesi dei fatti: i tribunali britannici si sono trovati completamente impreparati a gestire la diffusione di informazioni protette non da parte di gruppi editoriali o mediatici ma da semplici utenti di social network, peraltro neanche facili da localizzare geograficamente, e allo stesso tempo la faccenda ha riportato alla luce una discussione di lunga data sulla validità delle super-injunction di fronte alla libertà di stampa.

Ora la faccenda si arricchisce di nuovi particolari. La cognata di Giggs, Natasha, ha raccontato al Sun di aver avuto con lui una storia durata otto anni, dal 2003 fino all’aprile di quest’anno: la donna, sposata col fratello di Giggs, avrebbe addirittura dubbi sulla paternità di suo figlio, che a quanto dice sottoporrà al più presto a un test del DNA. Intanto Imogen Thomas riceve minacce di morte, dichiara su Twitter che vorrebbe solo stare accanto a Ryan Giggs e afferma che durante la loro relazione si era convinta che lui l’avrebbe sposata. Sembra una specie di remake inglese degli scandali di due anni fa su Tiger Woods, con la differenza che stavolta per effetto dell’ingiunzione a parlarne è la stampa di mezzo mondo esclusa la stampa britannica.

L’impaccio dei giornali britannici nel raccontare le storie senza citare i nomi è tale e tanto evidente da regalare a Ryan Giggs il soprannome di Colui che non deve essere nominato, come il Voldemort di Harry Potter. Solo il Sunday Herald ha voluto porre fine all’ipocrisia, dedicando la prima pagina di un paio di settimane fa al volto di Ryan Giggs, coperto solo in modo simbolico da una fascetta nera all’altezza degli occhi. Riporta il New York Times:

I giornali non hanno nominato Giggs quando i tifosi della squadra avversaria, durante una partita, intonavano cori volgari su di lui. Né il lunedì dopo che il Sunday Herald, di Glasgow, ne ha pubblicato una foto sostenendo che quella legge non si applica in Scozia.

«Onestamente non mi interessa se Ryan Giggs tradisce la moglie o meno, ma mi interessa moltissimo di non poter dire ai miei lettori qualcosa che possono trovare online con una ricerca di pochi secondi», ha dichiarato Richard Walker, editore del giornale.

Le reazioni hanno portato il primo ministro britannico David Cameron a dire che la legge sulle super-injunction va rivista e il Sun a chiedere al tribunale di tornare sui suoi passi e annullare la decisione. Richiesta non accolta: secondo il giudice quanto accaduto di recente rende ancora più importante l’esistenza di un mezzo per tutelare completamente la privacy di un personaggio pubblico.