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  • mercoledì 1 giugno 2011

Mladic è all’Aia

Ha trascorso la sua prima notte in isolamento nel carcere di Scheveningen, dove attenderà la prima udienza

L’ex comandante militare Ratko Mladic ha trascorso la sua prima notte nella prigione di Scheveningen all’Aia sotto la custodia del Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia (ICTY), l’organo giuridico delle Nazioni Unite che persegue i crimini commessi in Jugoslavia dopo il 1991. Mladic è stato trasferito nei Paesi Bassi in aereo da poche ore, dopo che un tribunale serbo ha rifiutato la sua richiesta in appello di negare l’estradizione. Al suo arrivo, una rappresentante dell’ICTY ha letto a Mladic i capi d’accusa e gli ha spiegato le regole principali legate alla sua detenzione nel carcere.

Come previsto dal regolamento di Scheveningen, l’ex comandante ha passato la notte in una cella di isolamento, una procedura seguita per tutti i nuovi detenuti che arrivano nel carcere. A Mladic è stato anche consegnato un elenco di avvocati che lo potranno aiutare nella preparazione dei primi documenti per affrontare il processo. Un medico ha anche condotto alcuni accertamenti di routine per verificare lo stato di salute del nuovo detenuto.

Nel corso degli ultimi giorni, Mladic ha confermato di non riconoscere l’autorità del Tribunale che lo vuole giudicare con le accuse di genocidio, crimini contro l’umanità, violazione delle leggi di guerra nel corso dell’assedio di Sarajevo e massacro nell’area di Srebrenica. Nel corso della prima udienza, i giudici chiederanno a Mladic di confermare la propria identità e di dichiararsi colpevole o innocente per ogni capo d’imputazione. L’ex comandante avrà la possibilità di non rispondere e di chiedere fino a un mese prima della successiva udienza.

Il carcere di Scheveningen ha tra i suoi detenuti anche Radovan Karadzic, ritenuto il pianificatore dell’assedio di Sarajevo e della pulizia etnica delle popolazioni non-serbe. Nominò Mladic comandante del Secondo distretto militare dell’esercito jugoslavo e nel 1992 proclamò la nascita della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina, di cui divenne presidente. È stato arrestato nel 2008 dopo 13 anni di latitanza ed è sotto processo all’Aia per genocidio e crimini contro l’umanità.

I carcerati devono rimanere nelle loro celle singole da dieci metri quadrati dalle nove di sera alle sette e mezzo del mattino. Possono guardare la televisione, utilizzare un computer non collegato a Internet e preparare documenti e testi per la loro difesa in tribunale. In ogni cella ci sono un letto, una scrivania, alcuni scaffali per i libri, alcuni armadietti, servizi sanitari e un telefono controllato dallo staff del carcere.

Nel corso del giorno i detenuti del Tribunale internazionale possono socializzare tra loro nelle strutture comuni del carcere e hanno la possibilità di usare i loro abiti, e non la divisa della prigione. Nella zona dei detenuti per i crimini commessi nell’ex-Jugoslavia ci sono comunque regole rigide sugli argomenti di conversazione: la politica e i casi giudiziari dei singoli detenuti non possono essere discussi. Si parla così principalmente di famiglia, problemi di salute e della qualità del cibo fornito dal carcere. In alcuni casi ai detenuti è consentito scegliere da una lista gli alimenti che desiderano e cucinarseli in autonomia.

Mladic ha 69 anni e secondo i suoi avvocati difensori avrebbe diversi problemi di salute, tali da rendere rischiosa la sua detenzione. I medici incaricati dal Tribunale hanno invece riscontrato un buono stato di salute, compatibile con la vita nel carcere di Scheveningen. Nel complesso all’Aia ci sono comunque un piccolo ospedale ben attrezzato e una clinica psichiatrica e, nei casi estremi, i detenuti possono essere trasferiti in un ospedale all’esterno del carcere per ricevere cure specialistiche.

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