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  • giovedì 28 aprile 2011

La condivisione dei movimenti del tram

A Torino hanno capito che l'accessibilità dei dati genera applicazioni e servizi utili per tutti

di Paolo D'Angelo

Nelle città italiane numerosi sistemi telematici controllano oggi in tempo reale lo stato del traffico, la posizione e i movimenti dei mezzi pubblici, l’occupazione dei parcheggi, il livello di inquinamento.
Spesso i sistemi sono indipendenti tra loro e gestiti da enti diversi, a volte invece esistono collegamenti in grado di raccogliere tutti i dati su unica piattaforma, come ad esempio a Torino, dove è stata creata una società apposita (5T srl) per gestire in modo integrato i sistemi telematici per il traffico e i trasporti.

I gestori dei sistemi raccolgono i dati principalmente per migliorare i propri servizi: i gestori dei parcheggi possono segnalare la disponibilità di posti liberi su display posti lungo le strade di accesso e indirizzare opportunamente gli automobilisti, la localizzazione dei mezzi pubblici permette al centro di controllo di intervenire per correggere ritardi, deviazioni o anomalie nella frequenza dei passaggi e permette di indicare nei display alle fermate la previsione di arrivo dell’autobus, i sensori del traffico permettono di dare informazioni agli automobilisti con display, su internet o di regolare i semafori, e via dicendo.
In tutti i casi i dati grezzi sono elaborati dagli enti gestori, e vengono rese pubbliche informazioni utili, più o meno complete, più o meno integrate.
Che siano sistemi separati o che siano sistemi integrati, i dati raccolti sono quindi sempre stati considerati, dagli enti, un patrimonio da proteggere. C’è stato un tempo, qualche anno fa, in cui si pensava di poter ricavare utili “vendendo” i dati, ad esempio a società che li avrebbero rivenduti come valore aggiunto a clienti finali: come i gestori dei vari numeri telefonici in grado di trovare ristoranti, dare le previsioni meteo e informare sullo stato del traffico. In realtà ci si è resi conto che non c’era un mercato dei dati e quindi questo patrimonio non ha un valore economico sensibile.

Persiste però un atteggiamento “protezionista”, fondato sul concetto “con quello che è costato mettere su un sistema di raccolta dati perché dovrei permetterne a tutti di rubarmi il mestiere?”. Un pensiero comprensibile se pensiamo all’amministratore pubblico che deve giustificare gli investimenti. Ma anche un pensiero basato sulla presunzione di sapere quali sono i servizi e le informazioni che i cittadini chiedono.
Nell’era del web 2.0 e dei social network si è affermato invece il fenomeno delle informazioni raccolte dai cittadini stessi e rielaborate a piacimento per offrire servizi, informazioni o statistiche le più disparate. Nonostante la riservatezza dei dati citati, hanno iniziato a circolare applicazioni, soprattutto per smartphone ma anche su siti web, in grado di offrire informazioni nuove e servizi di infomobilità originali a partire da informazioni scovate nei siti istituzionali e raccolte in modo massivo.
Nasce quindi la richiesta, dal web, di poter accedere ai dati grezzi, custoditi dalle amministrazioni pubbliche o dalle aziende pubbliche: è il dibattito sui cosiddetti “Open data”.

A Torino un primo passo è stato fatto. In occasione dell’evento biennale della democrazia la Città di Torino e le società GTT e 5T hanno diffuso le istruzioni per accedere ad alcuni database e si è tenuto l’Open data contest: un concorso in cui si invitavano cittadini, studenti, informatici o “smanettoni” a creare collegamenti e inventare nuove applicazioni.
Basta guardare applicazioni in giro per il mondo per capire quante idee possano diventare servizi utili o anche interessanti rilevazioni statistiche. Non ci vorrà molto ad ottenere applicazioni che ci diranno, per esempio, se in un preciso momento e luogo sia più conveniente, per andare in centro, prendere il tram 4 o l’autobus 23 o una bici del bike sharing o farci dare un passaggio da un socio del carpooling. E sulla diffusione di simili servizi la disponibilità a condividere i dati sarà essenziale.

Paolo D’Angelo lavora nel project management del Gruppo Torinese Trasporti,
la società che gestisce il trasporto pubblico di Torino.

foto di Настя.