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  • venerdì 8 Aprile 2011

I conti in ordine non bastano

L'Italia ha evitato il peggio, dice l'Economist, ma continua a soffrire delle sue debolezze strutturali

Il ministro dell’economia Giulio Tremonti mantiene un controllo molto saldo sui conti pubblici e, come è noto, non è molto favorevole agli aumenti di spesa, a costo di scontri con gli altri ministeri. Lo scorso anno è riuscito a limitare il deficit di bilancio al 4,6% del PIL, ben al di sotto del suo obbiettivo del 5%, anche se il debito pubblico è cresciuto di altri tre punti percentuali fino ad un impressionante 119%. Peggio di noi, solo la Grecia.

L’Economist mette insieme un po’ di dati e torna sul fatto che l’Italia manifesta debolezze strutturali e rendimenti economici che dovrebbero destare qualche preoccupazione negli altri paesi europei, anche se l’ultima crisi finanziaria non ha portato ai disastri che hanno colpito altrove, in particolare nei paesi poco amichevolmente etichettati come PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna). Quando l’Eurozona è in difficoltà, l’Italia perde più degli altri paesi; quando gli altri paesi si riprendono, il nostro cresce di meno.

L’Italia, continua l’Economist, soffre della scarsità di grandi aziende e non riesce a creare posti di lavoro per i giovani:

Più di un quinto degli italiani tra i 15 e i 29 anni non studia né lavora. Troppe poche donne hanno un impiego (nella zona euro, solo Malta ha un tasso inferiore di occupazione femminile). Il sud rimane un enorme freno: in termini generali, il PIL del nord del paese crescerebbe intorno al 3% ogni anno, mentre al sud cala del 2%, abbassando la media complessiva. La disoccupazione giovanile in alcune parti del sud è del 40%. E, come ha osservato il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, gli imprenditori italiani devono fare i conti con una presenza particolarmente alta della criminalità organizzata.

Quello di cui si sente più la mancanza è la capacità di pianificare quello che il paese vuole diventare tra dieci o quindici anni, e di programmare di conseguenza. Se la situazione rimane immobile, conclude l’Economist, anche il buon lavoro del ministro Tremonti rischia di andare sprecato.

Foto: FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images