Che cos’è l’evoluzione?

Le prime dieci pagine di «Perché l'evoluzione è vera» del biologo Jerry A. Coyne, pubblicato da Codice Edizioni

«La teoria dell’evoluzione per selezione naturale è stata fraintesa così tante volte, e in qualche caso anche deliberatamente, da meritare una veloce rassegna dei suoi punti essenziali»

di Jerry Allen Coyne

Una delle poche certezze che abbiamo sulla natura è il fatto che piante e animali sembrano inestricabilmente e quasi perfettamente progettati per la vita che conducono. I calamari e le sogliole cambiano il colore e il disegno della pelle per confondersi con l’ambiente, diventando invisibili agli occhi di predatori e prede. I pipistrelli hanno una sorta di radar per localizzare gli insetti di notte. I colibrì, che possono librarsi stando fermi in aria e cambiare posizione in un istante, sono molto più agili di un qualsiasi elicottero progettato dall’uomo e hanno una lunga lingua utilissima per succhiare il nettare dai fiori con corolla tubolare. E anche i fiori visitati dai colibrì sembrano appositamente progettati per sfruttare gli uccelli come trait d’union. Infatti, mentre il colibrì è impegnato a bere il nettare, il fiore attacca qualche granello di polline sul suo becco e, in questo modo, riesce a fecondare il fiore successivamente visitato dal colibrì. La natura sembra un ingranaggio ben oliato in cui ogni specie rappresenta una ruota o una qualche molla.

Che cosa potremmo dedurre da tutte queste osservazioni? Di certo l’esistenza di un meccanico esperto. La più famosa esplicitazione di questo ragionamento è quella proposta da William Paley, filosofo inglese del XVIII secolo. Se camminando vediamo un orologio per terra, sosteneva Paley, dovremmo certamente concludere che si tratta dell’opera di un orologiaio. Allo stesso modo, l’esistenza di organismi ben adattati e con caratteri complessi implica l’esistenza di un consapevole progettista divino: Dio. Leggiamo allora l’argomentazione di Paley, una delle più famose nella storia della filosofia:

Quando ci troviamo a ispezionare l’orologio scopriamo […] che le sue diverse parti sono state progettate e assemblate per uno scopo, sono cioè state realizzate e montate insieme per produrre un movimento, un movimento studiato in modo da indicare l’ora del giorno; possiamo inoltre notare che, se le diverse parti avessero una forma diversa da quella che hanno, se avessero una dimensione diversa o se fossero collocate in una posizione diversa o in un qualsiasi ordine diverso da quello che presentano, in quel meccanismo non ci sarebbe nessun movimento o comunque nessuno che potrebbe soddisfare la necessità che adesso soddisfa […]. Qualsiasi segno di un’invenzione, qualsiasi manifestazione di un progetto che si osservi nell’orologio, esiste anche nell’opera della natura, con la differenza, nel caso della natura, di essere molto più grande e più vasto tanto da superare qualsiasi immaginazione.

La tesi sostenua da Paley in modo così eloquente era frutto del buon senso e piuttosto antica. Quando Paley e i suoi seguaci, i sostenitori della “teologia naturale”, descrivevano le piante e gli animali, credevano di catalogare il frutto della grandezza e dell’ingegno di Dio manifestatosi nelle creature tanto straordinariamente ben progettate. Lo  stesso Darwin affrontò il tema del progetto divino (prima di liquidarlo) nel 1859. Come si sono potuti sviluppare e perfezionare tutti i finissimi adattamenti di una parte dell’organismo rispetto ad un’altra e alle condizioni di vita e di un organismo rispetto ad un altro organismo? Osserviamo questi mirabili adattamenti reciproci in tutta chiarezza nel picchio e nel vischio e solo un po’ meno chiaramente nei più umili parassiti che aderiscono al pelo di un quadrupede od alle penne di un uccello, nella struttura del coleottero che si immerge nell’acqua, nel seme piumato portato a volo dal più lieve alito di vento. Insomma, osserviamo mirabili adattamenti ovunque ed in tutte le classi del mondo organico. Darwin aveva una propria risposta per risolvere l’enigma della vita. Da appassionato naturalista che studiava a Cambridge (ironicamente occupando le stesse stanze che erano state di Paley) per diventare sacerdote, conosceva bene il potere seduttivo di ragionamenti come quelli di Paley. Più conosciamo le piante e gli animali più ci meravigliamo del modo splendido con cui la loro struttura si adatta alle loro modalità di vita.

Che cosa può esserci di più naturale del pensare che questo adattamento rifletta un progetto conscio? Ma Darwin andò oltre l’ovvio, suggerendo (e sostenendo ciò che affermava con abbondanti prove) due idee che sfatarono per sempre la tesi del progetto deliberato. Queste idee erano la teoria dell’evoluzione e la selezione naturale. Darwin non fu il primo a pensare all’evoluzione, molti l’avevano fatto prima e anche suo nonno Erasmus Darwin aveva vagheggiato l’idea che la vita potesse evolvere. Darwin però fu il primo a dedurre dalla natura le prove in grado di convincere la gente della veridicità dell’evoluzione, mentre la sua idea di selezione naturale era del tutto nuova. Questa intuizione depone a favore del suo genio dato che il concetto di teologia naturale, accettato dalla maggior parte degli eruditi occidentali prima del 1859, è stato del tutto superato nel giro di pochi anni da un solo libro di cinquecento pagine. L’origine delle specie spostò il mistero della diversità della vita dal campo della mitologia a quello della scienza genuina.

E dunque che cos’è il “darwinismo”? La teoria dell’evoluzione per selezione naturale, questa teoria semplice ed estremamente bella, è stata fraintesa così tante volte, e in qualche caso anche deliberatamente, da meritare una veloce rassegna dei suoi punti essenziali. Ritorneremo poi più volte su questi punti quando considereremo le prove che sostengono ognuno di essi. Nella sua sostanza, la moderna teoria dell’evoluzione è facile da capire. Può infatti essere sintetizzata in una sola frase (anche se un po’ lunga): la vita sulla Terra ha subito un’evoluzione graduale a partire da una specie primordiale (forse una molecola in grado di autoreplicarsi) vissuta oltre 3,5 miliardi di anni fa; si è quindi diversificata nel tempo dando origine a molte specie nuove; il meccanismo che sta alla base della maggior parte dei cambiamenti evolutivi (ma non di tutti) è la selezione naturale. Analizzando questa descrizione, vi accorgerete che in realtà è costituita da sei concetti distinti: evoluzione, gradualismo, speciazione, discendenza comune, selezione naturale e cause del cambiamento evolutivo diverse dalla selezione naturale. Vediamo qual è il significato di ciascuno di questi concetti.

La prima idea è l’evoluzione stessa. Questo concetto implica semplicemente che una specie subisce cambiamenti genetici nel corso del tempo. Ciò significa che, nel corso di molte generazioni, una specie può evolvere diventando qualcosa di molto diverso. Le differenze, oggi lo sappiamo, sono basate sui cambiamenti nel dna che si verificano in forma di mutazioni. Le specie di animali e piante attualmente viventi non c’erano in passato, ma discendono da quelle che sono vissute prima. L’uomo, per esempio, si è evoluto a partire da organismi simili a scimmie antropomorfe (ma non identici alle moderne scimmie antropomorfe). Tutte le specie dunque evolvono, ma questo processo non si verifica in ogni specie con la stessa velocità. Il limulo o il gingko quasi non sono cambiati in milioni di anni e infatti la teoria dell’evoluzione non afferma che le specie si evolvono in modo costante né prevede la velocità con cui cambiano. La velocità dipende dalla pressione evolutiva a cui ogni specie è sottoposta. Animali come le balene e gli esseri umani si sono evoluti rapidamente mentre altri, come il celacanto, un noto “fossile vivente”, sono quasi identici per
aspetto ai loro antenati vissuti centinaia di milioni di anni fa.

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