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  • mercoledì 2 Febbraio 2011

Il football americano è nei guai?

Domenica prossima si gioca il Super Bowl, che per l'Atlantic Monthly rischia di essere l'ultima partita di football del 2011

Gli spazi pubblicitari della rete che lo trasmette sono i più ambiti e i più costosi di tutta la stagione

Il Super Bowl è l’incontro che assegna il titolo di campione della National Football League (NFL), la lega professionistica statunitense di football. Negli Stati Uniti è l’evento sportivo più importante dell’anno: paralizza il Paese ed è una specie di festa nazionale, si tiene nell’ultima domenica di gennaio o nella prima di febbraio e registra gli ascolti televisivi più alti in assoluto (l’anno scorso gli spettatori furono 105 milioni).

Gli spazi pubblicitari del canale che lo trasmette sono i più ambiti e i più costosi di tutta la stagione. Le stesse reti che si assicurano l’evento sportivo lo sfruttano per lanciare dei prodotti di successo e cercare di allargarne la base d’ascolto, di solito preparando puntate speciali ad altissimo budget di serie di punta. Quest’anno il Super Bowl si gioca domenica 6 febbraio in Texas, tra i Pittsburgh Steelers e i Green Bay Packers nello stadio di Arlington dove di solito giocano i Dallas Cowboys. E molti temono che possa trattarsi dell’ultima partita di football dell’anno. L’Atlantic ha provato a spiegare in alcuni punti come mai.

Che cosa sta succedendo
I giocatori e le aziende proprietarie delle squadre si stanno scontrando sul rinnovo del contratto e i problemi con la trattativa rischiano di far saltare la stagione del 2011 e il suo giro d’affari da 8 miliardi di dollari. Le aziende vogliono più soldi a disposizione rispetto a quelli previsti dall’attuale contratto e sono disposte a cancellare la prossima stagione pur di arrivare alla chiusura di un nuovo accordo.

Come siamo arrivati fino a qui
Nel 2006 le aziende votarono quasi all’unanimità per un nuovo accordo, che aumentava la somma massima che ogni squadra poteva spendere per gli stipendi dei propri giocatori, stabiliva che il 60 percento dei guadagni totali della NFL venissero destinati agli stipendi dei giocatori e creava un sistema di redistribuzione dei guadagni che imponeva alle squadre più ricche di sovvenzionare quelle più povere, così da mantenere il campionato avvincente ed equilibrato. Nel 2008 le aziende proprietarie delle squadre della NFL hanno cambiato idea e hanno votato all’unanimità per tirarsi fuori dall’accordo firmato due anni prima, dicendo di essersi accorti che gli stipendi dei giocatori pesavano troppo sui guadagni totali. L’accordo attualmente in vigore scade il prossimo marzo, se non sarà trovato un nuovo accordo probabilmente la stagione di football del 2011 sarà annullata.

Che cosa vogliono le aziende
Le aziende vogliono essere ricompensate in modo economicamente più adeguato per i rischi che si prendono investendo negli stadi e nelle squadre. Vogliono che i giocatori accettino di ricevere una percentuale più bassa dei guadagni totali della NFL, quindi salari più bassi. Chiedono di avere due partite in più a stagione, per arrivare a un totale di diciotto. E infine vogliono rivedere la clausula che costringe le squadre più forti, e più ricche, a sovvenzionare quelle più povere.

Che cosa vogliono i giocatori
I giocatori vogliono mantenere inalterati i termini dell’accordo firmato nel 2006, e in più vogliono ottenere maggiori benefit economici per quelli tra loro che lasciano l’attività sportiva a fine carriera. L’accordo del 2006 rappresenta un ottimo affare per loro, e non ci vogliono rinunciare.

Le aziende hanno ragione ad essere arrabbiate?
Certo che sì, dice l’Atlantic. Molte delle aziende stanno vedendo diminuire notevolmente i loro ritorni a causa degli stipendi dei giocatori, che aumentano più velocemente rispetto ai guadagni complessivi. La NFL dovrebbe premiare quelle aziende che forniscono i servizi migliori ai loro tifosi e ai loro giocatori, invece sta disincentivando gli investimenti negli stadi e nei servizi a essi collegati costringendo le aziende a sovvenzionare le squadre più deboli. Prendiamo l’esempio dei Dallas Cowboys. Il proprietario Jerry Jones ha preso moltissimi soldi in prestito per costruire il suo nuovo colosso, eppure è costretto ancora a staccare assegni per aiutare squadre più piccole che riescono a ottenere margini di profitto maggiori tagliando all’osso i costi. «Ci sono aziende che mantengono volontariamente basse le loro entrate per assicurarsi di restare tra quelle squadre che ricevono i soldi da quelle più ricche», spiega il giornalista sportivo Michel Silver.

I giocatori hanno ragione ad essere arrabbiati?
Certo che sì, dice l’Atlantic. Lo stipendio medio di un giocatore della NFL è di 770mila dollari all’anno. La durata media della carriera di un giocatore di football a quei livelli è poco sopra i tre anni e i danni provocati da eventuali infortuni possono durare per una vita intera. La maggior parte dei giocatori non sono contenti all’idea di prendere uno stipendio più basso per giocare più partite e aumentare ancora di più la possibilità di procurarsi una lesione cerebrale. In più, le aziende sostengono che la crisi economica ha colpito i loro profitti. Ma da quando la maggior parte delle squadre della NFL sono gestite da privati, non hanno mai aperto i loro registri contabili per dimostrarlo. I giocatori dicono: «dimostrateci che non avete soldi e poi discuteremo del resto». Ma le aziende finora hanno rifiutato. L’unica squadra che non è stata ancora privatizzata, i Green Bay Packers, ha visto i suoi profitti crollare da 34 milioni di dollari nel 2006 a 9,8 milioni di dollari nel 2010.

Chi ha più probabilità di vincere
Le aziende. In caso di chiusura del campionato, duemila giocatori rischierebbero di perdere i loro stipendi per un valore complessivo di 4,5 miliardi di dollari. Le aziende invece continuerebbero ad avere denaro a disposizione anche senza il campionato. In caso di chiusura della stagione, le aziende possono astenersi dal pagare gli stipendi ai giocatori: quindi dimezzerebbero le loro spese e potrebbero comunque incassare metà dei guadagni previsti per quest’anno, grazie ai diritti che hanno già venduto ai canali televisivi per la trasmissione delle partite. Alcune aziende hanno accusato i giocatori di volere andare al muro contro muro e far saltare il campionato, per potersi assicurare così la possibilità di denunciare le aziende per violazione della legge antitrust. I giocatori hanno sempre respinto le accuse.

Che cosa accadrebbe ai giocatori se il campionato saltasse
La NFL ha un fondo dal quale poter attingere, per pagare circa 60 mila dollari a giocatore per la prossima stagione: circa un tredicesimo di quello che in media guadagna un giocatore di football.

Quanto costerebbe la chiusura della stagione alla NFL
Stipendi, spazi pubblicitari, sponsorizzazioni, incassi, bar, ristoranti e trasporti pubblici contano sulle partite della domenica come fonte di guadagno. Parliamo di miliardi di dollari.