In che mani finisce Apple

Il New York Times racconta chi è Tim Cook, l'uomo che sostituisce Steve Jobs alla guida della società

Miguel Helft sul New York Times dedica un lungo articolo a Timothy D. Cook, il direttore operativo di Apple che nel corso dei prossimi mesi dovrà occuparsi dell’amministrazione giornaliera della società, sostituendo l’amministratore delegato Steve Jobs che per ragioni di salute si è preso un nuovo periodo di assenza dall’azienda. Cinquant’anni, lavoratore infaticabile, in Apple dal 1998, Cook ha già sostituito Jobs un paio di volte in passato, ma per periodi di tempo molto brevi, mentre la sensazione questa volta è che la sua reggenza possa durare molto più a lungo. Il manager sembra essere la persona adatta per prendere in futuro definitivamente il posto di Jobs.

Nella Silicon Valley, anche Jobs è noto per essere un lavoratore infaticabile. Eppure su molti livelli, lui e Cook costituiscono due opposti. Mentre Jobs è vivace e preda di impeti d’ira, Cook, cresciuto in una piccola città in Alabama, è cortese e parla con calma. Viene spesso descritto come un “gentiluomo del sud”. Mentre Jobs è ossessionato da ogni minimo dettaglio dei prodotti Apple, Cook è ossessionato dalle meno attraenti minuzie legate alle attività di Apple.

In un certo senso, spiega Helft, i due sono complementari e questa caratteristica ha fatto sì che la società potesse crescere, diventando una delle più importanti aziende attive nel settore tecnologico al mondo. Ora che Jobs sarà più distante dalla società, Cook dovrà trovare il modo migliore per compensare l’assenza del CEO e le sue capacità di prevedere le tendenze e i gusti dei milioni di clienti che acquistano i prodotti Apple.

Quando iniziò la propria carriera in azienda nel 1998, Cook passò mesi a migliorare la catena di produzione e distribuzione dei prodotti costruiti dalla società. Minuzioso e molto attento ai rapporti personali con i clienti che forniscono materie prime e dispositivi da assemblare, Cook badava al modo in cui venivano prodotti, assemblati e distribuiti i computer Apple, esigendo standard molto alti. All’epoca la società produceva principalmente computer e li assemblava nei propri stabilimenti in California, Irlanda e Singapore e la produzione andava spesso a rilento.

Cook decise di cambiare strategia per rendere più concorrenziale Apple. Fece chiudere gli stabilimenti e si rivolse ai produttori asiatici per creare lì una catena di produzione. La società adottò così il modello just in time, passando a una gestione moderna delle scorte e a magazzini in cui i prodotti vengono raccolti per pochissimi giorni prima di essere venduti. Per mesi Cook visse praticamente su un aeroplano, spostandosi in continuazione tra i vari fornitori in giro per il mondo per stringere contratti, controllare la produzione e mettere insieme una catena produttiva funzionante senza sprechi.

Secondo gli analisti e gli investitori, gli sforzi di Cook sul fronte della produzione finirono per fare la differenza e cambiare le sorti di Apple. E sono ancora fondamentali per il successo della società. Pensiamo all’iPad. Ci sono volute l’immaginazione di Jobs e l’esperienza dei suoi collaboratori per crearlo. Ma le capacità gestionali di Cook hanno consentito ad Apple di rendere un prodotto alla moda un modello di business che ha già portato a 9,6 miliardi di dollari di ricavi, grazie al fatto di aver costruito e distribuito in tutto il mondo circa 15 milioni di iPad in appena nove mesi per rispondere alla domanda dei clienti.

Nel 2009 Cook prese il posto di Jobs, che aveva deciso di lasciare la società per un semestre per risolvere alcuni gravi problemi di salute. Nonostante fosse un periodo difficile per l’economia mondiale e in assenza di una figura carismatica e di riferimento come quella di Jobs, Cook riuscì a tenere saldamente il comando della società portandola a crescere ancora in borsa. Il direttore operativo aveva del resto sostituito con successo Jobs anche nel 2004, quando il CEO aveva subito un’operazione per la rimozione di un tumore al pancreas.

La carriera di Cook nel campo informatico è iniziata praticamente per caso. Mentre era all’università, venne contattato da un responsabile dell’IBM, che lo convinse a entrare nella società. Per dodici anni, Cook lavorò per l’azienda facendo molta carriera e, dopo una parentesi alla Intelligent Electronics, nel 1997 entrò alla Compaq, un altro produttore di computer. Sei mesi dopo, incontrò Steve Jobs che stava cercando nuovi dirigenti per la società. In molti sconsigliarono a Cook di lasciare un posto di prestigio in una società come Compaq, ma Jobs si rivelò molto convincente e nel 1998 arrivò la firma del contratto.

Cook in azienda non è molto socievole, spiega chi gli sta vicino, e non stringe rapporti stretti con i colleghi. Ama fare sport, soprattutto ciclismo ed escursionismo, e si sveglia quasi sempre alle cinque di mattina per fare attività fisica e smaltire la posta accumulata nelle ultime ore. Lavora sodo e fino a ora ha messo da parte 156,2 milioni di dollari tra emolumenti e bonus, senza contare le stock option (quasi 140 milioni di dollari). Per la stabilità della società è una certezza, ma servirà l’impegno dei manager più creativi che hanno fatto carriera seguendo le indicazioni di Jobs per compensare la mancanza del CEO di Apple.

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