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  • venerdì 21 Gennaio 2011

Che aria tira al Corriere e al Sole

Sia De Bortoli che Riotta si giocano il posto da direttore nei prossimi giorni

Aggiornamento: il CdA del Sole 24 Ore non ha discusso della fiducia al direttore Gianni Riotta, “perché è stata ribadita di recente”.

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Una settimana fa avevamo segnalato i movimenti attorno alla direzione di due tra i principali quotidiani italiani, il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore. Sia Ferruccio De Bortoli che Gianni Riotta, per ragioni diverse, sono arrivati a un momento critico dei loro incarichi da direttore, e oggi sulla stampa che più si occupa dei movimenti del settore si fanno molte ipotesi sul loro futuro.

Cominciamo dal Corriere della Sera. È noto che da tempo esistono delle frizioni tra la direzione e la redazione. Qualche mese fa queste frizioni portarono l’assemblea di redazione a indire uno sciopero di due giorni, in contestazione alla proposta di riorganizzazione del lavoro fatta dal direttore: la redazione lamentava di un attacco “mosso contro le tutele e le regole che garantiscono la libertà del loro lavoro e, di conseguenza, l’indipendenza dell’informazione che il giornale fornisce”. Il direttore aveva risposto lamentando invece l’eccessiva chiusura corporativa dei giornalisti, che secondo lui si pongono con diffidenza e scetticismo nei confronti di internet e delle nuove tecnologie, al punto da pretendere “una speciale remunerazione” per chi lavora a Corriere.it, e hanno “eretto un muro” nei confronti dei giovani colleghi, sempre meno e sempre precarizzati.

Ieri De Bortoli ha riunito l’assemblea di redazione e ha espresso il suo punto di vista ai giornalisti. Ha rivendicato le sue scelte e l’indipendenza della sua direzione e, stando a quanto ricostruisce Italia Oggi, ha strigliato determinati comportamenti dei suoi giornalisti, dicendo che «se producessimo notizie e inchieste come diamo corpo a voci e complotti, saremmo un’imbattibile fabbrica giornalistica» e che «chiudendosi nell’ovatta della corporazione, anche i giornalisti oggi di serie A saranno costretti alla retrocessione. Non in B. Nel girone dei disoccupati». Sul tavolo c’è anche il tema dello svecchiamento del corpo redazionale, visto che di tutti i giornalisti del Corriere, ha detto De Bortoli, «solo quattro hanno meno di trent’anni, di cui due con contratto a termine». Il direttore del Corriere ha chiesto alla redazione di esprimere in un referendum la fiducia sulla sua mediazione con l’azienda (che il CdR contesta apertamente), sul suo operato e sul nuovo piano editoriale. Il CdR si riunisce oggi, poi martedì l’assemblea dei giornalisti deciderà quando tenere il referendum. Se il risultato per De Bortoli dovesse essere negativo, la strada verso le dimissioni sarebbe segnata. Si è detto anche che De Bortoli abbia perso il sostegno della FIAT, che possiede il 10 per cento di RCS, e che quindi possa essere inviso anche all’editore, oltre che alla redazione: il direttore del Corriere della Sera ieri ha rivendicato l’indipendenza della sua linea editoriale, sotto la quale il Corriere ha pubblicato articoli critici nei confronti di FIAT e Intesa Sanpaolo, due importanti azionisti di RCS.

Al Sole 24 Ore le cose sembrano ancora più agitate. I rapporti tra Gianni Riotta e parte della redazione si sono da tempo deteriorati, e circolano frequenti racconti di malumori e assemblee di redazione nelle quali la linea editoriale del direttore viene puntualmente contestata. Oggi si riunisce il consiglio di amministrazione del gruppo. Sarà presentato il piano industriale 2011-2013, ha detto Emma Marcegaglia, e questo comporterà “una discontinuità molto forte”. Si parla di una riorganizzazione societaria e qualcuno da fuori ha evocato anche di un cambio alla direzione, che però non risulta imminente: solo dopo il riassetto organizzativo del gruppo si procederà a lavorare al tema della direzione, sperando nel frattempo di dirimere quella del cambio di formato del quotidiano. Riotta lavora e preme da tempo per fare del Sole 24 Ore un tabloid; la redazione non è convinta, teme che questo possa soffocare le entrate pubblicitarie e chiede rassicurazioni. Poi c’è il problema delle assunzioni: la redazione non ha gradito i contratti offerti a giornalisti esterni e a fronte dei sacrifici chiesti all’organico durante questi mesi di crisi.