La crisi di Las Vegas

Las Vegas sta vivendo una delle peggiori crisi economiche delle sua storia, la disoccupazione è al 15,5%

Il sindaco Goodman si fa vedere in giro con ragazze giovanissime in abiti succinti e dice che va tutto bene

Las Vegas, la città statunitense nota per il suo mito di città del piacere e del lusso, sta attraversando uno dei periodi più difficili della sua storia. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 15,5 percento e oltre il 70 percento dei suoi abitanti deve pagare alle banche mutui il cui valore ha ormai di gran lunga superato quello delle case per cui li avevano contratti. Mentre il resto degli Stati Uniti si sta lentamente riprendendo dalla crisi, a Las Vegas per il momento non ci sono segni di miglioramento.

Secondo l’Economist, le fondamenta economiche della città sembrano essere compromesse in maniera irreversibile. Las Vegas ha sempre prosperato sulle risorse in eccesso dei suoi visitatori, ma ora che questo eccesso è venuto a mancare l’intero modello economico è stato messo in discussione.

Nel 1931 il Nevada introdusse la legge sul divorzio più permissiva di tutti gli Stati Uniti e legalizzò il gioco d’azzardo, iniziando ad attrarre milioni di persone ogni anno. I casino da allora sono stati la base della sua economia. E tutte le altre principali industrie sono nate in maniera complementare intorno a quelli: dalla prostituzione (legale nelle province del Nevada e largamente disponibile a Las Vegas) all’alta cucina.

L’industria di Las Vegas iniziò a creare rapidamente sempre più posti di lavoro e la popolazione di Clark County, l’area intorno alla città, quadruplicò tra gli anni ottanta e il 2008. Anche grazie all’arrivo di molte persone dalla California, in cerca di case più a buon mercato.

Poi improvvisamente nel 2008 tutta questa esplosione di ricchezza si arrestò. La crisi economica che travolse gli Stati Uniti ebbe una ripercussione immediata su Las Vegas. Il numero dei turisti cominciò a crollare e i pochi che venivano si trattenevano per periodi molto più limitati e tendevano a spendere molto meno ai tavoli verdi dei casino. Negli ultimi mesi il flusso di turisti è iniziato leggermente a salire, ma i numeri sono ancora troppo piccoli per poter parlare di una ripresa. Due nuovi enormi hotel sono stati aperti recentemente ma migliaia di camere ogni giorno continuano a restare vuote nonostante gli sconti sempre più massicci sui prezzi per notte. Risparmiare a Las Vegas è un paradosso che sembra non attrarre nessuno.

Il sindaco della città, Oscar Goodman, in carica da quasi dodici anni, continua a farsi vedere in giro accompagnato da giovanissime ragazze in abiti succinti e a dire che l’unico vero problema di Las Vegas è che lui per legge non potrà essere rieletto per una terza volta. È fiero delle novità culturali che ha portato in città: un nuovo museo criminale, eventi di musica classica, nuovi spettacoli, un nuovo ospedale. Ma finora la diversificazione non è mai stato il punto forte di Las Vegas, che ha costruito il suo impero su una sola cosa, il gioco d’azzardo appunto. Proprio quello per cui ora nessuno è disposto a spendere.