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  • sabato 11 Dicembre 2010

Le deludenti conclusioni del vertice sul clima di Cancùn

I paesi del mondo rimandano ancora una volta il problema del cambiamento climatico e si tengono sul vago

A Cancùn la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici è alle battute finali e, tra mille difficoltà, i paesi partecipanti hanno infine trovato l’accordo su un documento condiviso che li impegna blandamente a darsi da fare per contrastare il riscaldamento globale. Il testo sul quale è stato trovato l’accordo è vago su numerosi punti, a conferma della scarsa utilità del vertice tenuto in questi giorni in Messico, ma introduce comunque qualche elemento positivo come l’istituzione di un fondo per aiutare i paesi meno ricchi a sviluppare politiche per ridurre le emissioni nocive.

Nel Green Climate Fund confluiranno circa 100 miliardi di dollari ogni anno fino al 2020 per aiutare le nazioni povere, proteggere le foreste nelle aree tropicali e condividere le soluzioni tecnologiche di ultima generazione per inquinare meno. Mancano però i dettagli su come saranno raccolte le risorse necessarie per il fondo.

Sottoscrivendo l’accordo di Cancùn, i paesi partecipanti si sono anche impegnati a mantenere l’aumento complessivo della temperatura al di sotto di due gradi rispetto alla temperatura media dell’era preindustriale. Un impegno vago, che non contiene molti dettagli o vincoli sulle strategie da adottare per ottenere l’importante risultato.

La spinosa questione del Protocollo di Kyoto non è stata invece risolta. L’accordo su come estendere l’intesa siglata nel 1997, e adottata a partire dal febbraio del 2005, rimane vago. Il Protocollo obbliga la quarantina di paesi che lo hanno ratificato a ridurre le loro emissioni di gas serra, ma non si sa ancora di preciso quale destino avrà dopo il 2012, quando scadrà il primo obiettivo del trattato, ovvero la riduzione del 5% delle emissioni rispetto al 1990. Il documento di Cancùn cita la necessità di far proseguire il Protocollo di Kyoto così da impegnare i paesi che vi partecipano a ridurre le emissioni di anidride carbonica tra il 25 e il 40 percento. La Cina e gli Stati Uniti non hanno mai ratificato il piano, temendo di influenzare negativamente le loro economie, e non è ancora chiaro se il Protocollo debba essere esteso o meno anche ai paesi in via di sviluppo.

Dopo quasi due settimane di discussione, i risultati ottenuti non sono molti né particolarmente incoraggianti. La conferenza di Cancùn ha comunque avuto il merito di mantenere in piedi le negoziazioni sul cambiamento climatico, messe a dura prova dal precedente e altrettanto inconcludente vertice di Copenaghen dello scorso anno. I paesi del mondo torneranno a parlare di cambiamento climatico in Sudafrica alla fine del prossimo anno. L’impressione è che ancora una volta buona parte dei problemi siano stati semplicemente rimandati.

foto: Ronaldo Schemidt/AFP/Getty Images