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  • mercoledì 8 Dicembre 2010

Gli Stati Uniti rinunciano ai negoziati con Israele

Sono falliti i tentativi di convincere il governo israeliano a sospendere gli insediamenti, durati tre settimane

Dopo tre settimane di infruttuose contrattazioni col primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, l’amministrazione Obama ha interrotto gli sforzi per convincere il governo israeliano a sospendere la costruzione di nuovi insediamenti per altri novanta giorni. La notizia è stata comunicata da un funzionario dell’amministrazione e di fatto mette nel limbo il processo di pace, visto che i palestinesi si rifiutano di proseguire i colloqui se gli israeliani continuano a costruire.

L’amministrazione Obama ha deciso di fermarsi, ha detto il funzionario, quando si è resa conto che anche se Netanyahu fosse riuscito a convincere il suo governo a sospendere la costruzione degli insediamenti – cosa che comunque non ha fatto – questo non avrebbe garantito i progressi in cui gli Stati Uniti speravano all’inizio dei colloqui. Secondo il New York Times gli Stati Uniti non hanno offerto alcun piano B, probabilmente perché non c’è affatto, al di là del generico impegno a continuare a discutere con israeliani e palestinesi dei temi che li dividono: soprattutto i confini, la sicurezza e la sovranità su Gerusalemme. Venerdì prossimo Hillary Clinton dovrebbe affrontare l’argomento durante un discorso presso Brookings Institution.

Nelle ultime settimane Stati Uniti e Israele sembravano vicini a un accordo, con il congelamento degli insediamenti per novanta giorni in cambio di “assicurazioni sulla sicurezza” da parte degli americani, senza le quali Netanyahu diceva di non poter convincere il suo governo. Queste “assicurazioni” sarebbero state la vendita di venti aerei da guerra e la promessa di un veto su qualsiasi risoluzione anti-Israele sia sottoposta al voto delle Nazioni Unite. Gli americani non hanno garantito niente del genere e gli israeliani si sono tirati indietro. Secondo il New York Times, l’episodio dimostra la debolezza della posizione di Netanyahu nei confronti della sua coalizione di governo, composta in misura influente da esponenti di estrema destra.

Anche i palestinesi hanno cambiato la loro posizione. Se il primo congelamento degli insediamenti, durato dieci mesi e che avevano ritenuto soddisfacente, includeva soltanto la Cisgiordania, ora chiedevano di sospendere le costruzioni anche a Gerusalemme Est. C’erano divergenze anche sui temi da affrontare prima degli altri, con i palestinesi a insistere su dare priorità alla questione dei confini e gli israeliani a chiedere di discutere tutte le cose insieme.

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– Come sarà la pace tra Israele e Palestina