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  • domenica 5 Dicembre 2010

I finanziamenti degli stati arabi ai terroristi islamici

Un rapporto firmato da Hillary Clinton lamenta la scarsa collaborazione dei governi alleati

Ma ci sono anche buone notizie: la capacità di raccogliere soldi di Al Qaida sta diminuendo

Già anticipati dopo il rilascio dei primi documenti diplomatici ottenuti da Wikileaks, sono stati pubblicati oggi i rapporti — firmati anche dal Segretario di Stato degli Stati Uniti Hillary Clinton, e classificati come “segreti” — sui finanziamenti ai gruppi terroristici islamici da parte degli stati arabi. Nei documenti si scopre che l’Arabia Saudita è la principale fonte economica dei talebani e del gruppo pakistano Lashkar-e-Taiba, e che il governo è riluttante a interrompere il flusso di denaro.

Oltre all’Arabia Saudita gli stati citati nei documenti sono tre, Kuwait, Emirati Arabi e Qatar, fresco dell’assegnazione dei mondiali di calcio del 2022. Le violenze in Afghanistan e Pakistan sarebbero in buona parte finanziate da ricchi conservatori a cui i governi si oppongono poco o nulla. In un rapporto, Clinton chiede ai funzionari delle ambasciate statunitensi di raddoppiare gli sforzi per combattere i finanziamenti e spingere gli stati alleati a collaborare. Un documento si concentra sulla situazione problematica negli Emirati Arabi, e un altro tratta nel dettaglio come nel 2005 i militanti di Lashkar-e-Taiba — l’organizzazione dell’attacco a Mumbai del 2008 — usassero un’azienda saudita di facciata per ottenere e riciclare denaro.

Spesso gli spostamenti di denaro avvengono durante il pellegrinaggio annuale alla Mecca, perché è comune che i pellegrini portino con sé grandi quantità di denaro e l’Arabia Saudita non può negare loro l’accesso nel paese. Spesso dietro i finanziamenti ci sarebbero associazioni di carità, come LeT, che piccola donazione dopo piccola donazione riesce ad arrivare a un budget annuale di 5.25 milioni di dollari all’anno, secondo le stime degli Stati Uniti. Nei documenti la Casa Bianca esprime le sue critiche all’Arabia Saudita per essersi rifiutata di chiudere tre associazioni caritatevoli.

Ci sono stati però anche dei progressi. Quest’anno i funzionari americani hanno riportato che l’abilità di al Qaida di racimolare finanziamenti si è “ridotta sostanzialmente”, dalla caduta del governo in poi. Come risultato, il gruppo di Bin Laden in Arabia Saudita “è più debole che mai dall’Undici Settembre ad oggi”.

– Puntate precedenti: tutti gli articoli del Post su Wikileaks