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  • sabato 4 Dicembre 2010

La brutta fine di John McCain

La stampa statunitense si chiede perché McCain non è più il politico anticonformista di una volta

Sulla questione dei gay nell'esercito sta accampando scuse su scuse, rimediando figuracce

di Francesco Costa

Nei giorni scorsi sulla stampa statunitense sono usciti due articoli diversi – uno su Slate, uno sull’Atlantic – riguardo John McCain, il senatore repubblicano che alle ultime presidenziali contese l’elezione alla Casa Bianca al democratico Barack Obama. Entrambi fanno riferimento alle posizioni assunte da McCain nel corso della discussione sull’abolizione del “don’t ask don’t tell”, la norma che permette agli omosessuali di prestare servizio nelle forze armate americane solo se questi mentono riguardo il loro orientamento sessuale. Ed entrambi si stupiscono della china intrapresa da McCain – addirittura l’Atlantic parla del “mistero di John McCain” – sebbene il suo comportamento sia identico a quello degli altri senatori repubblicani.

In realtà, il comportamento di John McCain è un “mistero” proprio perché è identico a quello degli altri senatori repubblicani. Nei suoi oltre vent’anni di permanenza al Senato, infatti, McCain si era sempre distinto come un maverick, un ribelle, un personaggio fuori dai canoni del suo partito e in grado come pochi altri di fare da ponte tra i repubblicani e i democratici. McCain per anni è stato uno dei senatori statunitensi più popolari e stimati, ricevendo grande considerazione anche dai suoi avversari per il suo non cedere mai alla demagogia e al populismo, per la sua capacità di lavorare proficuamente con i suoi colleghi del partito democratico, per le sue posizioni liberali sull’immigrazione e sui diritti civili, decisamente poco ortodosse per un repubblicano. Proprio per questa ragione, infatti, nel 2008 scelse Sarah Palin come suo vice: perché il suo profilo era decisamente troppo poco conservatore per poter far presa sulla base del partito repubblicano.

Per fare un esempio, su tutti: McCain è il politico che a un mese dalle elezioni presidenziali, quando i sondaggi lo davano in grande difficoltà, prende la parola a un evento di campagna elettorale per contraddire e rimproverare una sua elettrice che aveva fatto un intervento definendo Barack Obama qualcosa di simile al male assoluto e insinuando che non fosse americano. McCain la interrompe, le strappa il microfono dalle mani e difende lo stesso Obama, definendolo “una brava persona, una persona di cui non dovete avere paura”.

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