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  • lunedì 15 Novembre 2010

«Dobbiamo lavorare per la riconciliazione»

Il primo discorso pubblico della leader birmana Aung San Suu Kyi dopo la sua liberazione

«Voglio incontrare il leader della giunta militare e discutere con lui di quello che mi sta a cuore»

Ieri Aung San Suu Kyi – premio Nobel per la Pace e leader dell’opposizione al regime birmano – ha tenuto il suo primo discorso pubblico dopo la sua liberazione di sabato. Rivolgendosi a una folla di circa quattromila persone fuori dalla sede del suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia, Aung San Suu Kyi ha parlato per la prima volta della possibilità di appoggiare la sospensione delle sanzioni internazionali contro la Birmania, in vista di una possibile riconciliazione nazionale. «Voglio sentire la voce delle persone, poi decideremo che cosa vogliamo fare», ha detto «lavoreremo insieme per migliorare la qualità delle vite dele persone, credo nei diritti umani e nella legge».

In passato Aung San Suu Kyi ha sempre sostenuto le sanzioni internazionali contro la Birmania, pensando potessero servire a indebolire il regime. L’annuncio di ieri segna quindi un cambiamento molto drastico, che potrebbe riflettere un cambiamento più ampio nella sua intera linea politica. Secondo molti analisti e esperti di politica birmana, le parole di Aung San Suu Kyi sembrano voler anticipare il passaggio a un atteggiamento più conciliatorio e più aperto al dialogo con il regime.

Abbiamo sempre detto che dipendiamo dalle persone, non possiamo raggiungere i nostri obiettivi se non dipendiamo dalle persone. Ora dobbiamo lavorare sistematicamente insieme. L’ho già detto e vorrei ripeterlo, dobbiamo lavorare insieme. Non vincerete mai solo sperando. Non potete ottenere quello che volete da soli. Dovete agire, essere molto coraggiosi. Dobbiamo trovare il modo giusto, un modo che non metta in pericolo le persone. E dobbiamo raggiungere i nostri obiettivi. Ho sempre creduto nella comprensione nazionale, dobbiamo andare in questa direzione. Non ho nessun risentimento verso quelli che mi hanno costretto agli arresti domiciliari. A loro dico che adesso non hanno più nessun bisogno di fermarmi.

Poi, durante la conferenza stampa seguita al discorso pubblico, ha detto di essere pronta a parlare con il leader della giunta militare Than Shwe: «Voglio incontrarlo e parlargli direttamente, sarebbe molto bello se potessi discutere con lui di tutte le questioni che mi stanno a cuore». E intervistata dalla BBC sul suo futuro ruolo politico, ha detto di considerarsi solo uno dei migliaia di lavoratori per la democrazia in Birmania e di essere pronta a confrontarsi con tutte le forze democratiche del paese, «penso che dovremo metterci davanti a un tavolo e venire a capo di tutte le nostre differenze: parlarci, trovare un accordo sul fatto che non siamo d’accordo, oppure capire perché non siamo d’accordo e cercare di rimuovere le cause di questo disaccordo», ha continuato «ci sono così tante cose di cui dobbiamo discutere».

Aung San Suu Kyi ha anche confermato che il suo partito pubblicherà presto un rapporto con i risultati dell’inchiesta condotta sulle elezioni di domenica scorsa, dove i due partiti sostenuti dalla giunta hanno ottenuto la larga maggioranza dei seggi parlamentari. «Da quello che ho sentito, ci sono molti dubbi sulla correttezza di queste elezioni e molti sospetti di brogli», ha commentato. Infine, incalzata sulla possibilità di essere nuovamente arrestata dal regime, ha detto di non avere paura: «Non sono intimorita, non nel senso che penso in termini di non fare questo o quello per evitare il rischio di essere arrestata», ha spiegato «ma so che questa possibilità esiste e non è qualcosa che desidero, soprattutto perché quando sei agli arresti non puoi lavorare con la stessa intensità». Quindi ha concluso sottolineando che la sua situazione è stata comunque di gran lunga migliore rispetto a quella di migliaia di prigionieri politici birmani, tuttora costretti a scontare la loro pena in carcere.

– Puntate precedenti: Aung San Suu Kyi è libera
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