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Le primarie a Milano

C'è luce in fondo al tunnel, il Post sale sul carro del vincitore, e altri modi di dire

Oggi si vota per le primarie del centrosinistra a Milano, per scegliere il candidato sindaco alle elezioni di primavera. I candidati sono quattro, e di notevole qualità umana e politica, nonché di capacità potenziali di amministrare una città. Chiunque di loro farebbe senza dubbio meglio in un anno di quanto Letizia Moratti e il centrodestra avranno fatto in cinque.

Non è una considerazione da poco, ed è il tema di cui rallegrarsi. L’ottimismo di ieri di Gad Lerner su quanto questa scelta stia già rimotivando la città era evidentemente precoce ed eccessivo. Ma che queste primarie milanesi siano al momento tra le più riuscite nella giovane storia delle primarie del centrosinistra è indubbio: mai c’è stata davvero una competizione così aperta tra candidati così interessanti.

Il principale merito di tutto questo è di Giuliano Pisapia. Decidendo di proporsi con largo anticipo ha forzato la mano alle resistenze del Partito Democratico – i cui dirigenti sono spesso inclini a eludere o domare il sistema delle primarie – mettendoli di fronte al fatto compiuto. E Pisapia ha demolito il cliché tipico di queste occasioni, quello che porta sempre ad aspettare, “vediamo cosa succede”, far fare le mosse agli altri, giocare pigramente di rimessa, “non bruciarsi”. Si è candidato appena se ne è convinto e ne ha riscosso i frutti.

Anche l’iniziativa di Stefano Boeri ha un pezzo di merito: non ha aspettato che lo cercasse un PD a Milano sempre in cerca di candidature ottuagenarie e deprimenti, ha deciso di esserci e ha riscosso quindi l’appoggio di quel partito, indispensabile per colmare il gap col vantaggio accumulato da Pisapia e col suo maggiore radicamento a sinistra. Non si fosse fatto avanti, c’è una storia recente di prefetti Ferrante a suggerire chi avrebbe potuto mettere in campo il PD. Valerio Onida apparterrebbe a quel repertorio in termini di provenienza istituzionale e fascia anagrafica, ma con uno spessore culturale e intellettuale che i milanesi di sinistra non hanno potuto votare per anni: fosse stato anche il solo candidato sarebbe stato già un bel progresso, la sua candidatura ha offerto una terza diversa scelta ai milanesi di centrosinistra. E lo stesso vale per Michele Sacerdoti, apprezzato in altri luoghi ancora.

Il Post ha parlato con Boeri e Onida. Avrebbe voluto farlo anche per Pisapia ma ci sono stati problemi di agende. Oggi alcuni della redazione andranno a votare alle primarie, alcuni no per ragioni diverse. Ma il nostro endorsement ufficiale va sia a Giuliano Pisapia che a Stefano Boeri: comunque vada, sarà un successo. Pisapia è una persona molto per bene di ammirevole curriculum da avvocato e in difesa dei diritti dei più deboli, oltre che con una cospicua esperienza politica. Boeri è un architetto esperto – condizione ottima da cui cominciare a gestire una città – con eccellente visione della modernità e delle sprecate opportunità di Milano. Chiunque di loro riesca a battere il centrodestra alle elezioni sarà un’ottima notizia per la città, anche se è facile immaginare due prospettive anche molto diverse: ma ognuna promettente.

Sanno quello che fanno, sono di sinistra, sono intelligenti e capaci, e conoscono la città e il suo futuro. Non capita così spesso, in politica: e a Milano non capita mai. Chiunque vinca oggi, da stasera saliamo sul suo carro.