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Scontri finiti, i birmani tornano a casa

L'esercito ha ripreso il controllo delle zone che erano state attaccate dai ribelli Karen

Un ufficiale, sotto anonimato, ha dichiarato una grande vittoria della giunta militare che controlla il paese

Circa 20mila rifugiati della Birmania (ufficialmente Myanmar) stanno tornando a casa dopo essere fuggiti verso il confine thailandese in seguito agli scontri violenti tra esercito e ribelli Karen iniziati durante le elezioni di quattro giorni fa, in cui sono morte almeno tre persone e altre dieci sono rimaste seriamente ferite.

L’esercito ha ripreso il controllo della zona attaccata dai ribelli della minoranza etnica Karen in cui gli scontri sono stati più intensi, la città sul confine Myawaddy. Sembrano invece continuare quelli a Kanchanaburi, una città thailandese sul confine, tra una cinquantina di Karen e 160 truppe del governo birmano. Tra gli altri, in questi scorsi hanno accidentalmente perso la vita due bambini di 9 e 13 anni. La guerra civile birmana va avanti dal 1948.
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Un ufficiale birmano ha intanto dichiarato alla stampa una larga vittoria del partito della giunta militare che controlla il paese da oltre quarant’anni. Secondo l’ufficiale — rimasto anonimo — il partito avrebbe guadagnato circa il 75 per cento dei seggi, 878 sui 1.159 in gioco. La legittimità delle elezioni è già stata contestata sia dall’ONU sia da diversi governi (il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il premier britannico David Cameron ne hanno dichiarato pubblicamente l’illegalità). A giornalisti e osservatori stranieri è stato proibito l’ingresso nel paese, oltre duemila dissidenti sono ancora in carcere e le complesse leggi elettorali hanno impedito a molti di candidarsi e votare. Nessun risultato ufficiale è comunque ancora stato diffuso.

L’avvocato di Aung San Suu Kyi, attivista e politica birmana premio Nobel per la pace incarcerata vent’anni fa dalla giunta militare, ha detto che la donna non accetterà alcuna condizione per la sua liberazione, che come promesso dal governo dovrebbe avvenire entro questa settimana.

«Aung San Suu Kyi dovrà essere rilasciata entro il 13 novembre, il giorno in cui scadono i suoi arresti domiciliari» ha detto Nyan Win, avvocato di Suu Kyi e portavoce della Lega Nazionale per la Democrazia, il partito dell’attivista. «Il rilascio dovrà essere incondizionato perché lei non accetterà alcuna limitazione. Come sappiamo bene, non ha mai accettato limitazioni alla libertà.»

Cosa troverà Aung San Suu Kyi se sarà liberata
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