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  • venerdì 29 ottobre 2010

Salvate il soldato Tom

L'eroismo di un candidato democratico e molte altre cose, a quattro giorni dalle elezioni negli Stati Uniti

In Florida Bill Clinton ha chiesto al candidato democratico di ritirarsi, per favorire l'indipendente Crist

di Francesco Costa

Mancano quattro giorni alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti e stamattina sul Post ci siamo occupati della manifestazione di domani a Washington organizzata dai comici Jon Stewart e Stephen Colbert. Qui ne approfittiamo per segnalarvi la diretta in streaming dell’evento sul sito del Washington Post (si comincia alle 16 ora italiana) e una bozza di scaletta anticipata dal sito del Christian Science Monitor. Veniamo quindi al solito giro di notizie e segnalazioni, in preparazione della diretta notturna con cui il Post seguirà i risultati del voto la notte tra il 2 e il 3 novembre.

Il triangolo in Florida
Sta succedendo un piccolo casino intorno alle elezioni per il senato in Florida. La storia è questa. Charlie Crist è il governatore dello stato, popolare e ambizioso: repubblicano, ma è centrista e moderato. Un anno e mezzo fa i tea party e l’ala più conservatrice del suo partito gli hanno schierato contro Marco Rubio – ne abbiamo parlato qui – e questo, sorretto da un indiscutibile talento e dal clima favorevole in tutto il paese, gli ha rosicchiato milioni di dollari e decine di punti di popolarità. Entrambi erano candidati alle primarie del partito repubblicano per la candidatura al senato, e a un certo punto è diventato evidente che Crist avrebbe clamorosamente perso da Rubio. Quindi Crist si è ritirato dalle primarie, ha lasciato il partito repubblicano e si è candidato come indipendente. Con varie conseguenze. Primo: dopo aver passato mesi a combattere con Rubio sul fronte repubblicano e tentare di mostrarsi tosto quanto lui, Crist ha dovuto cercare di sedurre nuovamente gli elettori moderati e democratici, per convincerli a schierarsi uniti con lui per fermare un candidato estremista. Secondo: il candidato democratico, il 44enne e in gamba Kendrick Meek, è finito in mezzo. Pensava di dover contendere lui la vittoria a Rubio e invece ora si trova con un doppio avversario. Il risultato è che mentre i sondaggi danno Rubio in grande vantaggio col 47 per cento delle preferenze, Crist e Meek si dividono il resto dei voti: uno col 27 per cento, l’altro col 23.

I democratici vogliono provarle tutte per vincere il seggio. E Crist, pare, ha promesso loro che se dovesse vincere si iscriverà al gruppo democratico al senato. Quindi Bill Clinton alza il telefono, chiama il democratico Meek e gli chiede di ritirarsi, così che gli elettori democratici possano convogliare i loro voti su Crist (che, ricordiamolo, è stato il leader indiscusso dei repubblicani della Florida fino all’altroieri). Per Meek, Bill Clinton non è solo un celebre ex presidente: è una specie di mentore. Meek è un amico di famiglia dei Clinton, che lo hanno seguito e sostenuto fin dall’inizio della sua carriera politica. Meek aveva sostenuto Hillary alle primarie del 2008. Per questo motivo quella di Clinton non è una richiesta imperativa: è un consiglio, una proposta. Meek ci pensa, le cronache dicono che probabilmente tentenna. Intanto la storia arriva sui giornali. Lui indice una raffazzonata conferenza stampa e dice che non si ritira e resta in corsa. Per ora.

La lealtà di Tom Perriello
La storia che dà il titolo a questo articolo è quella di un altro democratico in difficoltà. Si chiama Tom Perriello, ha 36 anni ed è un deputato della Virginia. Si gioca la rielezione in un collegio difficilissimo: uno dei pochi che nel 2008, nell’anno della valanga democratica, preferì John McCain a Barack Obama. Come se l’impresa non fosse già di per sé proibitiva, Perriello non è un democratico centrista, di quelli che oggi parlano male di Obama per farsi belli con gli elettori. Perriello è un esempio di lealtà assoluta verso la Casa Bianca e il presidente: ha votato la riforma finanziaria, ha votato la riforma sanitaria, ha votato persino la controversa tassa sulle emissioni affondata poi dai democratici centristi. Lo hanno considerato come un pazzo suicida. Eppure è ancora in piedi: in svantaggio, in largo svantaggio, ma in piedi. I democratici di tutti gli Stati Uniti si sono mobilitati per lui: gli arrivano finanziamenti e contributi da ogni angolo del paese. Lui è motivato e instancabile. Obama lo ha elogiato più volte in queste settimane, è andato in Virginia a fare campagna elettorale per lui e lo ha definito un esempio da seguire. “Ci sono cose più importanti della rielezione”, ha detto Perriello a Politico, rivendicando di aver votato sempre secondo coscienza e mai per opportunismo. “Il peggio che mi può capitare è perdere il seggio, e in quel caso pazienza”.

Le grane di Christine O’Donnell
Breve aggiornamento da un’altra corsa importante, quella del Delaware. In gioco c’è il seggio al senato occupato per quasi trent’anni da Joe Biden. Un mese fa sembrava destinato inesorabilmente a finire nelle mani dei repubblicani, che però alle primarie hanno scelto Christine O’Donnell, bizzarra ed estremista candidata dei tea party. E quindi il candidato democratico, Chris Coons, in poco tempo ha rimontato lo svantaggio e oggi sta diciassette punti davanti a O’Donnell. Lei non si è ancora arresa e continua a parlare di rimonta, confortata da sondaggi più clementi. Intanto si trova a dover gestire quanto pubblicato oggi da Gawker: la testimonianza di un venticinquenne che dice di aver passato una notte con una O’Donnell molto su di giri, tre anni fa. Ci sono anche delle foto, che però non dicono nulla. Fosse vero sarebbe una notizia, visto che O’Donnell fa propaganda per l’astinenza dal sesso fino al matrimonio, contro la masturbazione e cose del genere. Lei ha detto che sono tutte balle.

Segnalazioni
Solito giro finale di cose da leggere. Un pezzo del New York Times sugli scenari che si aprono tra i democratici del senato ora che la rielezione del loro leader, Harry Reid, sembra seriamente in discussione. Un’interessante analisi di Salon, che nota le similitudini tra i primi due anni di mandato di Obama e i primi due anni di mandato di Reagan, e traccia un parallelo molto meno superficiale di quanto possa sembrare. Infine, un articolo dell’Atlantic che spiega perché la corsa a governatore dell’Ohio conta molto in chiave presidenziali 2012.

Il miracolo di Lisa Murkowski (diario del 28 ottobre)
– A cosa si aggrappano i democratici (diario del 27 ottobre)
– Gli Stati Uniti a sette giorni dal voto (diario del 26 ottobre)
– La guida del Post alle elezioni di metà mandato
– Tutti gli articoli del Post sulle elezioni di metà mandato

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