Il piano di Veltroni

Oggi è Repubblica a discutere dei progetti e dell'attivismo dell'ex segretario del PD

Un documento potrebbe essere diffuso entro la fine di questa settimana, poi un libro

Sono giornate di qualche frenesia nelle cose del PD, e i due eventi politici interni al PD più significativi degli ultimi giorni – il documento dei “giovani turchi” post-dalemiani (che potrebbe essere presto rilanciato, scrive Repubblica) e il discorso di Bersani – hanno rimesso le cose in movimento.

Ieri il Corriere della Sera avanzava addirittura l’ipotesi che i veltroniani potessero lasciare il PD formando dei gruppi autonomi, sul modello di quanto fatto dai finiani con il PdL. Un gesto che avrebbe avuto conseguenze politiche drammatiche sul principale partito italiano di opposizione, e che i diretti interessati hanno smentito presto e categoricamente. Il malessere però rimane, così come la delusione per gli attacchi ricevuti dalla maggioranza che guida il partito e in generale per la direzione intrapresa dal PD. E oggi è Repubblica a ragionare sulle possibili valvole di sfogo di questo malessere, fornendo una lettura e delle ipotesi più verosimili rispetto a quella drastica offerta ieri dal Corriere della Sera.

Quello che si sa è che sta per uscire un libro di Walter Veltroni – “Rivoluzione democratica”, scritto con Andrea Garibaldi – nel quale l’ex segretario si occuperà direttamente della situazione politica in corso. Quello che dice in più Repubblica è che “per la fine della settimana” sarà diffuso un documento che “denuncia un tradimento”, cioè quello compiuto da Bersani “colpevole di aver dimenticato i valori fondativi del progetto, di rispolverare l’Ulivo e andare a caccia di alleati”.

L’ex sindaco [è singolare e forse dice qualcosa il fatto che Repubblica parli di Veltroni definendolo ex-sindaco, quando il suo ultimo incarico è stato quello di segretario del PD, ndr] sta scrivendo il testo che mette in mora l’attuale gestione del Pd. L’uscita è prevista per la fine della settimana, una volta raccolto un numero sufficiente di adesioni. Beppe Fioroni ha promesso un mare di autografi nel confine degli ex popolari. Ai quali si aggiungeranno i deputati e i senatori di stretta osservanza veltroniana. Fioroni e Veltroni si sono incontrati ieri per fare il punto. I bersagli sono due: Bersani e il capogruppo Franceschini. Il “manifesto” contesterà punto per punto la linea del partito e dichiarerà esaurita l’esperienza di Area democratica, la minoranza interna. Bisogna dimostrare che ormai il capogruppo Dario Franceschini si può considerare a tutti gli effetti un bersaniano doc. Il documento segna una novità assoluta nel percorso politico di Veltroni: la nascita di una corrente e la sua guida. Smentita, per il momento, l’ipotesi di dare vita a gruppi autonomi sul modello di Futuro e libertà. «Io sto nel Pd», dice l’ex leader. Ma le mosse del suo ritorno prepotente nel campo del centrosinistra sono evidenti. E innervosiscono il gruppo dirigente del Pd.

Fin qui, lo scenario sembra piuttosto credibile. Repubblica ci aggiunge un dettaglio un po’ più inverosimile, secondo cui gli sforzi di Veltroni sarebbero rivolti in ultima istanza a ottenere nuovamente una candidatura per Palazzo Chigi. La cosa è improbabile, considerate le annunciate candidature di Chiamparino e Vendola e soprattutto quella di Bersani, che per via di una delle norme statutarie che stanno più a cuore a Veltroni è il candidato naturale del Partito Democratico. In più ci sarebbero dei sondaggi, di cui parla sempre Repubblica, che mostrerebbero come in questa fase la popolarità di Veltroni sia più bassa rispetto a quella degli stessi Bersani, Vendola e Chiamparino. Molto più probabile quindi che l’ex segretario non abbia intenzione di tornare personalmente in campo, ma voglia guadagnarsi un ruolo di peso e di rilievo nella definizione degli orizzonti del centrosinistra, almeno per il prossimo futuro.