Discorsi della domenica

Che cosa hanno detto (e fatto, vedi foto) ieri Berlusconi, Bersani, Bossi e Casini

La politica italiana non ha una tradizione di grandi, significativi e frequenti discorsi da parte dei suoi leader, almeno non quanto quella statunitense o britannica. Non che i politici non facciano discorsi, in Italia, e ci sono naturalmente delle eccezioni: ma il punto è che raramente le cose della politica italiana succedono nei discorsi dei politici italiani. Negli Stati Uniti è piuttosto frequente che una riforma o una decisione venga annunciata nel corso di un discorso, magari tenuto proprio con lo scopo di presentare alla nazione le ragioni e le conseguenze della nuova misura. In Italia per questo genere di annunci si privilegiano le conferenze stampa, che permettono di minimizzare tempi e costi, e controllare agevolmente come l’annuncio sarà riprodotto da quotidiani e telegiornali. Oppure occasioni e ambiti più informali, come le interviste.

Detto questo, da qualche anno la tendenza si è timidamente invertita. Questa legislatura è nata praticamente come conseguenza di due discorsi: quello del Lingotto e quello del predellino. Abbiamo passato il mese di agosto a parlare del discorso di Fini a Mirabello. Altri ce ne sono stati nel frattempo, seppur meno importanti. E quella di ieri è stata una domenica di discorsi quasi per la totalità dei leader politici italiani, esclusi Di Pietro e Vendola. Ha parlato Pier Luigi Bersani a Torino, concludendo la Festa nazionale del Partito Democratico; ha parlato Silvio Berlusconi ad Atreju, la festa dei giovani del PdL a Roma; ha parlato Umberto Bossi, in un raduno della Lega a Venezia con solito rito con l’acqua del Po; ha parlato Pierferdinando Casini, concludendo il congresso dell’UdC a Chianciano Terme. Noi li abbiamo seguiti per voi.

Silvio Berlusconi

Frase migliore:

«Non posso esimermi da dare a tutti voi un consiglio: non pensate soltanto all’assunzione in una impresa ma fate qualcosa da voi stessi. Io ho iniziato così: non avevo soldi eppure c’è stata la possibilita di costruire qualcosa di importante. Fare l’imprenditore è rischioso ma è anche una cosa bellissima, potreste anche lasciar stare la considerazione di un lavoro vicino a voi, in Italia. Guardate all’Italia da Berlino, New York»

Frase peggiore:

«I giovani dovrebbero sposare una donna ricca o un uomo ricco»

Ha fatto il solito comizio che fa Berlusconi quando si trova circondato dai suoi ammiratori, ostentando sicurezza di sé col consueto stile da cumenda caciarone. Non sono mancate le barzellette su Hitler, le battute sul Milan che perde perché “incontra spesso arbitri di sinistra” e la scenetta imbarazzante col premier che sussurra alla Meloni di ricordarsi della “domanda sulla canzone” e il ministro che fa finta di avvicinarsi al pubblico e poi esclama: “I ragazzi mi chiedono se c’è una canzone che più ti rappresenta”. A parte le sciocchezze, Berlusconi però ha combinato due guai. Il primo dicendo che se si dovesse andare alle elezioni “gli elettori non ci perdonerebbero un ritorno alle urne dopo due anni, ci direbbero che non siamo stati capaci di mantenere una maggioranza di cento deputati”: che è la verità ma anche una zappa sui piedi, dato che l’ipotesi delle elezioni anticipate è tutt’altro che esclusa. Il secondo dicendo che ci sarebbero molti centristi che “potrebbero votare in dissenso dal loro leader e non far mancare l’appoggio al nostro governo”: dire questa cosa mentre si tenta di corteggiare Casini per farlo entrare nella maggioranza, ora o con le prossime elezioni, è un altro raro esempio di zappa sui piedi. Voto: 4.

Pier Luigi Bersani

Frase migliore:

«Avevano tirato fuori le elezioni anticipate, poi se le sono rimesse in tasca. Vedrete che al primo inciampo faranno di nuovo la faccia truce, minacceranno il voto, diranno che ci stritolano e che noi abbiamo paura. Ma se abbiamo così paura noi perché ve le siete rimesse in tasca voi le elezioni?»

Frase peggiore:

«Nei tempi nuovi e con un progetto nuovo deve tuttavia suonare ancora una canzone popolare»

Si è discusso un po’, anche in modo piuttosto strumentale, del fatto che il discorso conclusivo di Bersani alla Festa democratica significasse un ritorno al passato, la nostalgia verso i vecchi riti del PCI e via dicendo. In realtà un discorso di per sé non vuol dire niente di particolare, se non si legge il suo contenuto. E il contenuto del discorso di Bersani è molto buono, seppure nell’indispensabile vaghezza di discorsi che tentano di toccare praticamente tutti i temi dell’agenda politica del Paese. La definizione “partito di governo momentaneamente all’opposizione” è riuscita ma vecchiotta, “prepariamo giorni migliori” è evocativo quanto basta, “rimbocchiamoci le maniche” è un po’ stucchevole. Leggete poi questo passaggio, che si ferma a un passo dagli “struggenti paesaggi” veltroniani che i giovani post-dalemiani citano per irridere l’ex segretario: “Che Paese magico è il nostro! Ovunque una piazza, una torre, le campane, la fontana. Luoghi diversi tutti, tutti particolari e distinti, eppure tutti così riconoscibili, tutti così italiani. Una Nazione magica, la nostra, capace di esserci prima ancora di esistere”. È noto che Bersani non è un oratore eccezionale: però questo è un discorso che sta in piedi e che risponde al luogo comune sul PD che non avrebbe posizioni definite su niente. Voto: 7, di incoraggiamento.

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