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  • venerdì 10 settembre 2010

Cosa stanno organizzando Renzi e Civati

Dopo le polemiche sui dirigenti da "rottamare" i due preparano un evento politico a Firenze per il primo weekend di novembre

C’è stata qualche polemica negli scorsi giorni nel Partito Democratico – quanti articoli cominciano così, tra tutti quelli scritti negli ultimi tre anni? – in relazione ad alcune dichiarazioni di Matteo Renzi a proposito del Nuovo Ulivo. Il sindaco di Firenze aveva commentato la proposta dicendo che “fa sbadigliare” e che certi dirigenti andrebbero “rottamati”, dando l’inizio a una serie di piccate risposte da parte di D’Alema – che ha fatto riferimento a Renzi chiamandolo “questo giovanotto” – e del presidente della Toscana Enrico Rossi.

Pochi giorni dopo lo stesso Renzi – insieme a Pippo Civati, consigliere regionale in Lombardia, membro della Direzione Nazionale del PD e collaboratore del Post – ha annunciato un evento a Firenze per i prossimi 5, 6 e 7 novembre. I giornali hanno parlato di “convention dei rottamatori”, approfittando della polemica precedente per affibbiare una discutibile etichetta all’evento Qualcosa hanno spiegato gli stessi promotori. Pippo Civati ha scritto sul suo blog:

Lo schema è semplice: l’iniziativa è aperta fin d’ora a tutti. E parlerà della nostra generazione, ma non dei giovani politici, bensì dei giovani elettori. E dei loro problemi e delle loro speranze. Non è una questione anagrafica (anche se un po’ lo è, per la verità), ma riguarda l’età di questo Paese e del mondo in cui viviamo.

Faremo politica come se fosse una cosa normale, una cosa tra le altre, non quell’esperienza estraniante che molti cittadini non capiscono e non sentono più. Lo faremo con la testimonianze di persone vere, di amministratori consapevoli e seri. E attraverso il contributo di chi vorrà partecipare.

Così invece Matteo Renzi:

Per suonare la carica ai nostri e per tornare a concentrarsi sui problemi reali penso che non servano le lettere ai giornali come hanno fatto Veltroni e Bersani o le dichiarazioni di D’Alema contro i “giovanotti”, come ci ha definito l’ex Premier. Penso che dobbiamo tornare a creare fiducia, consolidare energia, suscitare entusiasmo, accendere speranza. Altrimenti uno sbadiglio ci travolgerà.

Penso infatti che proporre il nuovo Ulivo mantenendo le vecchie facce sia una contraddizione lampante. Dopo tre mandati in Parlamento uno può anche togliersi la soddisfazione di dare una mano e fare il volontario, lasciando la seggiola: lo prescrive lo statuto del PD, io ho semplicemente chiesto di non derogare su questo elementare principio di civiltà. La rottamazione, dunque, non è un fatto anagrafico. Io non voglio rottamare i vecchi, come dice sbrigativamente qualcuno. Non è semplicemente una questione di ricambio generazionale, ma piuttosto di cambio del gruppo dirigente, di idee e di linguaggio. Del resto serve a poco vincere le primarie se poi le elezioni le vincono gli altri, no?

Detto questo, chi ha voglia di ritrovarsi con altre persone normali, serene e desiderose di dare un contributo in positivo per il futuro può iniziare a mettere in agenda la data del 5, 6 e 7 novembre a Firenze. Cn Pippo Civati proveremo a dare una scossa e una smossa alla nostra parte politica.

L’iniziativa dovrebbe attrarre a Firenze almeno un migliaio di persone, e non si svolgerà in un solo luogo: diversi eventi e gruppi tematici lavoreranno in posti diversi, legando l’argomento della discussione ai posti più belli della città. L’invito alla partecipazione è aperto a chiunque, ma i due organizzatori dicono di preferire che i parlamentari e i big arrivino per ascoltare e non per cercare qualche microfono. Parteciperanno molti trentenni e amministratori locali, per dare una risposta politica all’argomento dialettico del “giovanotto” di Massimo D’Alema. Si discuterà di idee e proposte per il Partito Democratico e per il Paese. L’obiettivo è “divertirsi seriamente”, ha detto Civati al Post, e far venire alla luce un pezzo di Italia che ha molte cose da dire e può dare un grosso contributo, sia al partito che al paese. Bersani aveva risposto alle battute di Renzi facendo riferimento all’assenza nel partito di “giovani Maradona”: somigliava molto a quel Marcello Lippi che alla fine dei mondiali disse di non aver lasciato fenomeni a casa. In entrambe le situazioni, non serve essere Maradona o dei fenomeni per fare dei passi avanti e cambiare qualcosa.

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