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  • giovedì 9 Settembre 2010

“Bush dovrebbe occuparsi di energie rinnovabili”

L'Atlantic consiglia una strategia di riabilitazione all'ex presidente degli Stati Uniti

Le ragioni economiche in favore di una politica di questo tipo sono sempre più forti, e Bush le potrebbe facilmente sfruttare

Una volta finito il loro mandato, gli ex presidenti degli Stati Uniti sono soliti dedicare la loro attività a cause importanti, bipartisan per definizione, come la lotta all’AIDS o alla povertà. Generalmente, l’obiettivo è sfruttare la propria celebrità e la propria influenza per diffondere attenzione e consapevolezza rispetto ad alcuni dei problemi più gravi dell’umanità, e fare qualcosa di concreto per combatterli. Joshua Green, sull’Atlantic, suggerisce a George W. Bush di dedicarsi all’enorme questione delle energie rinnovabili, per cercare di riabilitarsi agli occhi dell’opinione pubblica.

Nessuna presidenza ha più bisogno di redenzione di quella di Bush, e tra qualche settimana lo vedremo lanciare formalmente la sua campagna di riabilitazione con la pubblicazione del suo libro. Bush non ha ancora scelto un tema in particolare a cui dedicarsi. Dovrebbe scegliere quello dell’energia rinnovabile. Non solo lo aiuterebbe notevolmente a recuperare credito, ma porterebbe anche un enorme beneficio all’economia americana e all’intero pianeta.

Per ottenere il massimo da una campagna post presidenziale, spiega Green, Bush deve concentrarsi su un tema di importanza indiscussa, che non sembri né troppo strumentale né senza speranza. Quello ideale è uno il cui esito è ancora incerto ma che ha buone probabilità di essere risolto, in modo che l’ex presidente possa un giorno essere ricordato per aver fatto la differenza.

Per questo motivo l’energia rinnovabile è un tema perfetto per Bush. Al momento è una questione praticamente morta a Washington. Ma non sarà così per sempre. E anche se questo può sembrare scioccante, su quel tema Bush potrebbe legittimamente rivendicare un’eredità che potrebbe fare da base per qualcosa di molto più importante. Un’eredità che, sebbene sepolta in mezzo a mille altre cose, non è stata dimenticata. A livello personale, Bush aveva già scelto le energie rinnovabili per la sua casa. Il suo ranch di Crawford – la cosiddetta Casa Bianca del West – è una meraviglia di tecnologia pulita, con sistemi di riscaldamento e di condizionamento geotermici e un sistema di purificazione delle acque di scarico per innaffiare il giardino.

Come governatore, riuscì a produrre un impatto molto forte in Texas. Nel 1999 firmò una legge che tuttora viene considerata un modello per le politiche di energia rinnovabile. La legge stabiliva che una certa quantità di energia dovesse provenire obbligatoriamente da fonti rinnovabili. Una legge che ha aiutato il Texas a diventare uno degli stati leader del paese sul fronte energetico, soprattutto nel campo dell’energia eolica. Oggi il Texas produce più energia eolica della Danimarca e molti altri stati hanno iniziato a seguire il suo esempio.

È vero che poi durante la sua presidenza Bush fece ben poco su questo fronte, continua Green, opponendosi sempre a tutte le proposte di legge che volevano limitare le emissioni di carbonio, ma è anche vero che una politica post presidenziale non deve necessariamente seguire le scelte degli anni alla Casa Bianca, una volta liberate dai vincoli degli accordi elettorali e dalle pressioni di partito. Lo stesso Bush sembra attratto dall’idea: in una delle sue rare apparizioni pubbliche lo scorso maggio, ha tenuto un discorso alla convention annuale della American Wind Energy Association ricordando i record stabiliti dal Texas durante la sua amministrazione.

Perché gli ambientalisti dovrebbero volere il coinvolgimento di un ex presidente così coinvolto con il petrolio (e con molto peggio)? La risposta più semplice è che ne hanno bisogno. L’estate scorsa, la Camera ha approvato una legge che riguardava il cambiamento climatico, ma non si è spinta oltre. Il fatto che il tema sia scomparso proprio quando è stato eletto un presidente come Obama e quando i democratici hanno il controllo del Senato dimostra chiaramente che ci vuole molto più di una semplice maggioranza per produrre un cambiamento reale su questo fronte. E mostra anche che non possono solo essere le preoccupazioni ambientaliste a spingere il Congresso a fare qualcosa. C’è bisogno di ottenere un supporto più ampio.

Il modo migliore per ottenere questo supporto secondo Green è spingere sul tema dei benefici che le aziende tecnologiche potrebbero ricavare da maggiori investimenti nel campo delle energie rinnovabili. Alcune delle più grosse aziende come la Shell, la Ford e la Duke Energy hanno già manifestato il loro supporto alla causa e qualsiasi imprenditore oggi confermerebbe che il momento per scommettere sulle energie rinnovabili è arrivato. Le ragioni economiche in favore di una politica di energia pulita sono così forti di per sé che Bush volendo potrebbe anche ignorare del tutto gli aspetti ambientalisti che molti conservatori considerano opinabili e sopravvalutati, e puntare direttamente sulle opportunità di crescita economica per gli Stati Uniti. In questo modo i conservatori potrebbero essere più disponibili – perché non si sentirebbero come se stessero capitolando di fronte a una causa troppo di sinistra – e i benefici sarebbero comunque gli stessi per tutti.