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  • giovedì 26 agosto 2010

La nave della discordia

TIME ripercorre i difficili rapporti diplomatici tra Corea del Sud, Stati Uniti e Cina dopo l'affondamento della Cheonan

Il 26 marzo scorso, la nave militare sudcoreana Cheonan si inabissò dopo una violenta esplosione nel Mare Giallo a 16 chilometri dalle coste della Corea del Nord causando la morte di 46 persone. Due mesi dopo, la Corea del Sud accusò apertamente il regime nordcoreano per l’affondamento, una ipotesi respinta categoricamente da Pyongyang. Seoul sostiene però di avere le prove e nei prossimi giorni potrebbe rendere pubblico un nuovo rapporto per dimostrare le responsabilità della Corea del Nord.

Del dossier sull’affondamento della Cheonan si parla da settimane, ma il governo di Seoul non ha fornito alcuna informazione in merito, inducendo parte dell’opposizione a dubitare della sua esistenza e a ipotizzare che la corvetta si sia semplicemente arenata e che le accuse alla Corea del Nord fossero strumentali per le elezioni dello scorso giugno. Il rapporto invece esiste e la rivista statunitense TIME ha avuto la possibilità di dare una prima occhiata.

Nelle 287 pagine del documento – realizzato da un team di esperti provenienti da Regno Unito, Australia, Stati Uniti e Svezia – vengono riportati studi e analisi sulle condizioni della Cheonan prima e dopo l’incidente e sulle possibili cause dell’affondamento. Per dimostrare le responsabilità della Corea del Nord, la ricerca smonta tutte le altre teorie circolate nelle settimane seguenti all’incidente nel Mare Giallo e scarta le altre ipotesi meno plausibili. La Cheonan fu affondata in prossimità del Northern Limit Line, un confine conteso, ma indubbiamente nelle acque della Corea del Sud e il principale indiziato rimane il governo di Pyongyang.

La nuova crisi tra le due Coree ha condizionato buona parte dei rapporti diplomatici nei mesi estivi tra gli Stati Uniti, vicini alle posizioni della Corea del Sud, e la Russia e la Cina intenzionate a confermare la loro vicinanza al regime nordcoreano. Con il sostegno degli Stati Uniti, il presidente sudcoreano Lee Myung Bak ha richiesto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU una condanna per l’episodio avvenuto nel Mare Giallo. La Cina aveva inizialmente valutato la possibilità di opporsi al provvedimento, ma con la collaborazione della Russia ha scelto una strada più morbida, ottenendo che nel documento vi fosse una condanna per l’attacco, ma non per il possibile autore dello stesso.

Il richiamo dell’ONU non è stato accolto positivamente dal governo di Seoul e dall’opinione pubblica sudcoreana, tanto da raffreddare i rapporti tra il paese e gli Stati Uniti.

Per comprendere la tensione tra Seoul e Washington, è importante comprendere una verità fondamentale. La Cora del Sud non è – e non è stata per anni – un paese povero comandato da generali grati nei confronti degli Stati Uniti per averli salvati da una invasione comunista 60 anni fa. Si tratta di una nazione sempre più ricca e con una democrazia chiassosa, un luogo dove le relazioni con il Nord sono centrali e sono da sempre un problema politico. Migliaia di pezzi di artiglieria sono puntati su Seoul ad appena 64 chilometri di distanza. La possibilità di un’altra guerra in Corea non è solamente un argomento di discussione. Per questi motivi, anche nel caso di un episodio come l’affondamento della Cheonan – che forse ha facilitato il lavoro ai falchi – i rapporti politici tra Sud e Nord si complicano molto rapidamente.

I rapporti con gli Stati Uniti sono diventati altalenanti anche a causa delle elezioni amministrative dello scorso 2 giugno. Secondo i detrattori del governo conservatore di Lee, l’incidente della Cheonan sarebbe stato sfruttato per fini elettorali. Le prime conclusioni sull’attacco sono state fornite a meno di due settimane dalle elezioni nel tentativo di riportare al centro dell’agenda politica la sicurezza nazionale, elemento sul quale il partito conservatore fa spesso leva. Durante un discorso ufficiale poco prima delle elezioni, Lee parlò di un «violento attacco condotto dalla Corea del Nord contro la pace» e definì l’affondamento della Cheonan una provocazione militare. Nonostante gli sforzi del presidente, le elezioni hanno poi privilegiato le forze di opposizione.

Verso la fine di luglio, Lee ha comunque ottenuto dagli Stati Uniti la collaborazione per attuare alcune manovre militari nelle acque in cui venne affondata la Cheonan. Le esercitazioni, condotte volutamente per provocare la Corea del Nord, sono state criticate dalla Cina, ma non hanno portato a particolari attriti aggiuntivi tra le diplomazie. Secondo gli analisti politici, al momento il governo del Sud avrebbe ottenuto molto poco – un richiamo poco efficace dall’ONU e alcune manovre militari in mare – come “risarcimento” per la perdita della Cheonan. Gli Stati Uniti potrebbero tuttavia premere per altre sanzioni economiche. La pubblicazione del rapporto sull’affondamento, che dovrebbe avvenire a giorni, potrebbe dare nuovi elementi anche alla Russia e alla Cina fino a ora molto caute nel difendere il governo di Pyongyang.

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