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  • giovedì 26 agosto 2010

“E se gli Stati Uniti fossero visti come esportatori di terrorismo?”

Wikileaks ha pubblicato un documento classificato di tre pagine della CIA

«Non è niente di grosso», ha dichiarato un funzionario del governo degli Stati Uniti

Wikileaks, il sito fondato da Julian Assange che pubblica materiale riservato, ha messo online ieri un documento segreto di tre pagine della CIA redatto dalla sezione “red cell”, cellula rossa, in cui si riflette su cosa possa accadere in caso gli Stati Uniti venissero visti come “esportatori di terrorismo” dai paesi stranieri. Il documento non è sicuramente lo scoop annunciato: non presenta informazioni prima sconosciute e la “red cell” è una sezione nata dopo l’11 settembre che ha il compito di “pensare fuori dagli schemi” per offrire un punto di vista alternativo su qualsiasi genere di problema.

Esistono tre livelli di classificazione per i documenti riservati: top secret, secret e confidential, in ordine di riservatezza. Il documento pubblicato da Wikileaks è classificato come secret, ma — come commenta il Washington Post — la sua portata impallidisce di fronte a quella dei 90.000 rapporti riservati sul conflitto in Afghanistan, i cosiddetti Diari della guerra. Il documento, datato 5 febbraio 2010, ragiona sul rischio che qualche paese straniero possa percepire gli Stati Uniti come esportatori di terrorismo, a causa del numero crescente di cittadini americani che hanno collaborato con gruppi terroristici islamici.

Il rapporto ipotizza che le conseguenze sarebbero la mancata fiducia negli Stati Uniti da parte della comunità internazionale, la reticenza a condividere informazioni classificate e il rifiuto alla collaborazione per richieste di estradizione. Nel documento vengono citati casi come quello di David Headley, il pakistano americano che è stato condannato per aver collaborato con il gruppo terroristico Lashkar-i-Taib agli attacchi del 2008 di Mumbai, dove vennero uccise 160 persone. Il rapporto spiega poi che casi come questo non sono una novità: nel 1994 un dottore, americano ed ebreo, si era unito al gruppo Kach e aveva ucciso 29 palestinsi a Hebron.

Un funzionario degli Stati Uniti ha commentato così la pubblicazione:

«È sempre fastidioso quando un’informazione classificata viene pubblicata, ma questo rapporto non è niente di grosso.»

Nel documento viene citato anche il caso di Abu Omar, l’imam di Milano che nel 2003 era stato sequestrato dalla CIA, e i mandati d’arresti spiccati dalle procure italiane per gli agenti statunitensi. Il caso viene chiamato in causa per riflettere sulle possibili conseguenze della mancata firma degli Stati Uniti del trattato della Corte Penale Internazionale, il tribunale che giudica crimini internazionali gravi.

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