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  • martedì 17 agosto 2010

I dieci leader più rispettati al mondo

Newsweek stila la lista dei politici che in modo o nell'altro si sono guadagnati stima fuori dai confini dei loro paesi

Tranquilli, Berlusconi non c’è. Neanche Obama, però. Sono i dieci leader più rispettati al mondo, secondo Newsweek.

L’ambizioso nuovo arrivato: David Cameron – Regno Unito
È il più giovane primo ministro che il Regno Unito abbia eletto negli ultimi cent’anni e si è trovato a fronteggiare una situazione tutt’altro che facile: una guerra impopolare, un’economia fragile e una nazione stufa di una politica che nell’ultimo periodo aveva generato praticamente solo scandali. Invece la sua drastica manovra economica ha rassicurato i mercati e il suo consenso è salito fino quasi a raggiungere il 50%, cosa rara oltremanica. In più, Cameron ha guadagnato il rispetto dei suoi pari grado in Europa, cosa piuttosto difficile per un conservatore britannico. Intendiamoci, conservatore per modo di dire: se si confrontano le sue posizioni con la politica nostrana – sui diritti degli omosessuali, per fare un esempio – è più a sinistra dell’intero arco parlamentare italiano.

Il guru degli ambientalisti: Mohamed Nasheed – Maldive
Sarà per necessità, perché amministra un’isola che rischia di essere inghiottita dal mare, però Mohamed Nasheed è diventato un’eroe fra gli ambientalisti. Per mettere in guardia il mondo dal destino che potrebbe toccare alle Maldive – e a tante isole simili – alla recente conferenza di Copenhagen sul riscaldamento globale ha tenuto un incontro con i suoi ministri sott’acqua. Poi ha promesso di fare delle Maldive il primo Stato a impatto zero. Al Gore – uno che delle politiche ambientali ha fatto la sua battaglia – lo cita spesso, e ad aprile le Nazioni Unite hanno eletto Naseed uno dei sei “Paladini della Terra del 2010”.

L’amato-all’estero-e-odiato-a-casa: Nicolas Sarkozy – Francia
Effettivamente Sarkozy non gode di un’ottima reputazione, in patria: la disoccupazione supera il dieci percento, l’economia va male e varie controversie hanno agitato il suo governo. Ma fuori di casa, appena arriva su un palcoscenico europeo, Sarkozy cambia faccia: è in prima linea nell’operare dove c’è qualcosa da risolvere, dalla lotta ai pirati in Somalia al fare da paciere fra Georgia e Russia – no, non è stato Berlusconi, come molti di voi penseranno. Il prossimo anno Sarkozy farà da padrone di casa sia al G8 che al G20, e fra la questione dell’Iran e la recessione avrà il suo bel da fare: da lui ci si aspetta una presa di posizione forte sulla regolamentazione dei mercati finanziari. Tanto a casa è nell’angolo, tanto in giro per il mondo è protagonista. E poi c’è Carlà.

L’uomo del popolo: Wen Jiabao – Cina
Le persone che vengono condannate a morte in Cina, ogni anno, sono molte di più di quelle che vengono condannate a morte in tutti gli altri Paesi messi insieme; in Cina sono tutt’ora attivi i laogai, i campi di concentramento cinesi, e il dissenso viene soffocato da censure e efferatezze. Ci sono le incredibili condizioni di lavoro, e c’è la repressione in Tibet. Insomma, se uno pensa alla violenza di Stato, la Cina è uno dei primi Paesi a venire in mente: eppure il premier cinese Wen Jiabao si è guadagnato la reputazione di leader dotato di un cuore. Nel 2008, dopo il catastrofico terremoto del Sichuan, Wen mostrò la propria commozione negli incontri con i sopravvissuti; lo stesso è accaduto di recente, dopo le alluvioni nella provincia del Gansu, quando – nonostante la pioggia – Wen è andato sul luogo a incitare le vittime della sciagura. È per queste ragioni che molti, in Cina, sono affezionati a “Nonno Wen”.

Il despota del fisco: Brian Cowen – Irlanda
L’Irlanda non se la passa bene: la disoccupazione è al 13 percento, la gente emigra, e i mercati finanziari la valutano appena prima della Grecia nella graduatoria delle economie meno al sicuro. Perciò il governo di Cowen e del suo ministro dell’economia Lenihan sta cercando di metterci una pezza. Vista la situazione non ha fatto sconti, mettendo in atto anche mosse impopolari come quella di alzare le tasse o di abbassare gli stipendi ad alcuni dipendenti pubblici. Certo, queste misure non gli hanno guadagnato le simpatie del suo elettorato: il suo apprezzamento è al 18 percento ed è probabile che il suo partito se la veda brutta nelle elezioni del 2012; però sul lungo termine la sua politica pagherà. Chissà dove sarà lui, nel frattempo.

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