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  • giovedì 12 agosto 2010

“Non tutte le teorie del complotto sono teorie”

Debutta la terza serie originale del canale statunitense AMC, quello di Mad Men e Breaking Bad

Rubicon è dichiaratamente ispirato al filone cospirazionistico degli anni '70

di Chiara Lino

AMC, rete via cavo statunitense, finora ha prodotto tre serie tv originali: la prima è Mad Men, vincitrice di tre Golden Globe consecutivi come miglior serie drammatica; la seconda è Breaking Bad che, pur snobbata dai premi maggiori, è lodatissima dalla critica fin dal suo esordio. La terza e ultima, Rubicon, ha debuttato il 25 luglio generando grandi curiosità e aspettative.

La serie, complice lo slogan “Not every conspiracy is a theory” (“non tutte le teorie del complotto sono teorie”) che le fa da bandiera, ricalca il filone cospirazionistico cinematografico e televisivo degli anni Settanta, recentemente poco sfruttato. Will Travers (interpretato da James Badge Dale, già visto quest’anno nella miniserie The Pacific) lavora come analista in un think tank con sede a New York. Quando il suo capo, David Hadas, un inguaribile superstizioso ossessionato dal numero 13, muore in un incidente ferroviario dopo aver lasciato la macchina in parcheggio contrassegnato proprio dal numero 13, Will capisce che qualcosa non torna e, dopo aver preso il suo posto, inizia a indagare ufficiosamente sulle cause della sua morte.

Tra parole crociate con significati nascosti, quadrifogli che spingono misteriosamente le persone al suicidio e numeri ricorrenti, dichiaratamente ispirato a I tre giorni del Condor e Perché un assassino, Rubicon è stato immediatamente in grado di catturare l’attenzione del pubblico grazie anche a un furbo stratagemma promozionale: il primo episodio è stato mandato in onda in anteprima a giugno, subito dopo il finale di stagione di Breaking Bad, senza però segnalarlo nelle guide tv e lasciando quindi intendere che si trattasse di un appendice alla puntata finale. AMC ha dichiarato che si è trattato di un errore, una svista: resta il fatto che i dati d’ascolto sono saliti vertiginosamente e, quando la serie ha avuto il via ufficiale a luglio inoltrato, aveva già la sua fetta di pubblico conquistata precedentemente.

È ancora presto per dire se Rubicon saprà reggere il confronto con gli altri due drama trasmessi dalla rete, ma certo mantiene degli standard qualitativi estremamente elevati: a partire dalla fotografia, che esalta le linee simmetriche e geometriche degli ambienti, fino alla colonna sonora originale, che sottolinea con maestria gli stati emotivi e le congetture del protagonista. E gli elementi distintivi degni di nota non mancano, su tutti l’atmosfera senza tempo in cui sembrano immersi i personaggi, che denunciano la loro contemporaneità solo in momenti sporadici in cui usano tecnologie come il cellulare: per il resto è un abbondare di documenti cartacei, scrittura a mano, spionaggio col binocolo e pedinamenti vecchio stile.

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