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  • martedì 3 Agosto 2010

I talebani usano Wikileaks

Fra le notizie trapelate ci sono anche i nomi degli informatori, e i talebani si stanno vendicando

Il rischio ulteriore è che le operazioni basate sulla collaborazione degli afgani non siano più possibili

La questione era stata subito sollevata dalle autorità militari e governative americane, e aveva avuto una parziale risposta in un’intervista all’Observer del fondatore di WikiLeaks. Ora, però, si hanno più indizî di possibili vendette dei talebani nei confronti dei collaboratori degli americani citati nei documenti diffusi la settimana scorsa. Le conferme sono raccolte in un articolo di Newsweek che racconta quali siano state le evoluzioni degli ultimi giorni in alcuni villaggi afghani:

La scorsa settimana, soltanto quattro giorni dopo la pubblicazione dei documenti, nelle case dei capi tribali dell’Afghanistan meridionale sono cominciate ad arrivare minacce di morte. Nel weekend un anziano che i talebani ritenevano avere stretti contatti con gli americani, Khalifa Abdullah, è stato portato via dalla propria casa nel villaggio di Monar – nella turbolenta area di Arghandab, vicino Kandahār – e giustiziato.

I talebani hanno sempre mostrato la peggiore spietatezza nei confronti di qualunque collaboratore delle forze della coalizione, e subito dopo la pubblicazione dei documenti un portavoce del gruppo si è affrettato a ribadire le stesse minacce di morte per coloro che risultassero aver fornito qualunque tipo di informazione agli americani e una di queste lettere di minacce – recante la scritta: “abbiamo deciso per la tua morte, hai cinque giorni per lasciare il suolo afgano: se non lo farai non avrai ragione di lamentarti” – è stata mostrata al giornalista di Newsweek.

Ora che le identità di alcuni di questi potrebbero essere venute a galla, in diversi villaggi afgani si è diffusa la paura: la notizia data da Newsweek  – non confermata da parte dell’esercito americano – è che alcuni rapporti menzionerebbero molti abitanti della zona precipitarsi in direzione delle basi della coalizione per chiedere protezione o addirittura asilo politico. La successiva questione è se, oltre alle vite degli informatori, le fughe di notizie mettano a repentaglio anche la riuscita delle operazioni militari in Afghanistan:

I talebani hanno ragione di temere le rivelazioni della popolazione locale. Come risultato di queste informazioni le milizie talebane hanno perso decine e decine di comandanti di medio livello, nel quadro delle operazioni di antiterrorismo degli scorsi mesi. Ora la domanda è: i documenti trapelati su WikiLeaks hanno minato quella cooperazione? O la gente del luogo continuerà a indebolire i talebani anche a rischio delle proprie stesse vite?