Un’estate italiana

Un riassunto per punti di quello che sta succedendo alla politica italiana in questi giorni

A un certo punto andranno in ferie anche loro: lasceranno Roma e i lavori parlamentari, cominceranno a dare le classiche interviste balneari ai telegiornali, con la polo e il naso sporco di crema solare. Fino a questo momento, però, non si può dire che i politici italiani abbiano approfittato dell’estate per rifiatare, anzi. Certo, parliamo sempre di quello in cui i politici italiani sono da sessant’anni grandi professionisti, primatisti assoluti tra le democrazie occidentali: maggioranze da mettere in crisi a colpi di interviste, correntismo sfrenato, dichiarazioni sibilline, messaggi trasversali, tatticismi finissimi. Intanto però di cose ne sono successe, in questi giorni, e molte ne stanno ancora accadendo, principalmente a causa della decisione dei finiani del PdL di costituire i loro gruppi parlamentari autonomi.

Il gruppo al senato
Ieri Futuro e libertà ha costituito il suo gruppo parlamentare al senato, e la cosa non era scontata: fino a qualche giorno fa si pensava che i finiani al senato non potessero contare che su nove persone, una in meno delle dieci che servono a costituire il gruppo. Nel pomeriggio poi è arrivata la decima adesione. Il capogruppo provvisorio sarà Mario Baldassarri.

L’affare Caliendo
Ieri Gianfranco Fini ha calendarizzato per domani, mercoledì, il voto sulla mozione di sfiducia presentata da PD e IdV nei confronti del sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo, coinvolto nelle intercettazioni sulla lobby di Flavio Carboni e indagato dalla procura di Roma per presunta violazione della legge sulle associazioni segrete. Il voto di domani è visto ormai unanimemente come la prova su strada della nuova maggioranza di governo, il primo test dei rapporti tra PdL e finiani su un tema che è stato cruciale nella loro divisione: la trasparenza della classe dirigente e la difesa della legalità.

Al primo intoppo, elezioni
Paradossalmente, in questa fase il coltello dalla parte del manico sembra averlo ripreso Berlusconi. Il presidente del consiglio e diversi suoi alleati e sodali hanno avvertito che al primo agguato da parte dei finiani sarà immediata la crisi di governo e il ricorso alle elezioni anticipate. Sebbene Berlusconi non sarebbe certo soddisfatto da un simile epilogo, chi rischia di più in caso di nuove elezioni sono proprio i finiani: il sistema di sbarramenti e premi di maggioranza previsto dalla legge elettorale rischia di rendere quasi del tutto ininfluente la loro fuori uscita, ai fini della conquista da parte del PdL della maggioranza relativa dei consensi, che la legge Calderoli trasforma in maggioranza assoluta.

La strategia dei finiani
Per questa ragione, il gruppo di Futuro e libertà si è trovato in un bel rebus: non può votare la fiducia a Caliendo, dopo avere chiesto anche abbastanza apertamente le sue dimissioni; non può votare la sfiducia a Caliendo, a meno di non essere pronto a mettere in crisi la maggioranza, con tutto quel che ne può conseguire. Rimane una sola strada, e infatti è quella che i finiani percorreranno domani: l’astensione. Non è ancora chiaro se i membri di Futuro e libertà si asterranno dal voto o usciranno fisicamente dall’aula. Dipenderà anche dagli orientamenti che prenderanno il gruppo dell’UdC e i parlamentari di ApI: l’obiettivo, in sostanza, è distanziarsi dalla maggioranza senza però essere determinanti nella sfiducia di Caliendo.

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