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Chiedi chi era Harvey Pekar

Un padre del graphic novel, è morto due settimane fa

di Sergio Varbella

Lo scorso 12 luglio è morto Harvey Pekar. In Italia è praticamente sconosciuto, ma negli USA era una specie di leggenda, tanto da essere stato ospite parecchie volte al Late Night Show di David Letterman.
https://www.youtube.com/watch?v=TSGMIKtHsF8
Pekar era nato nel 1939 da una famiglia di ebrei polacchi, ed era stato impiegato come archivista al Veteran Administration Hospital di Cleveland, città in cui ha vissuto dall’inizio alla fine. Era amico di Robert Crumb, il cartoonist underground simbolo degli anni sessanta, l’autore di Mr. Natural, Fritz The Cat e della copertina di Cheap Thrills dei Big Brother di Janis Joplin. Frequentando Crumb per via di una comune passione per il jazz delle origini, Pekar si appassiona al fumetto: “può fare tutto quello che può fare il cinema”, diceva. Così nel 1976, a 37 anni, decide di pubblicare in proprio una serie a fumetti, American Splendor, che raccoglie le sue piccole storie autobiografiche. Crumb disegna questi primi racconti e si sbatte per promuovere il progetto e reclutare altri cartoonist professionisti.

La serie autoprodotta va avanti fino all’inizio degli anni Novanta, con una media di un numero all’anno. A questo punto lo status di Harvey Pekar è quello di artista-faro per  i nuovi fumettisti indipendenti, che hanno fatto dell’autobiografia, delle storie piccole piccole una bandiera, in contrasto con l’industria fondata esclusivamente sui supereroi. E American Splendor diventa un insieme di miniserie, albi unici, antologie, pubblicate da varie case editrici, in cui i migliori nomi del fumetto alternativo fanno la fila per disegnare la vita (quasi) ordinaria di Pekar. Ci sono, tra gli altri, i fratelli Hernandez, Dean Haspiel, Joe Sacco e persino un Alan Moore nelle inedite vesti di illustratore. Pekar a questo punto ha un pubblico da artista di culto ma un’ammirazione totale, al limite della genuflessione, da parte dei suoi colleghi. Nelle sue storie racconta principalmente se stesso: ma anche le sue passioni, attraverso le biografie dei musicisti jazz. E a volte si mette da parte per raccontare altre vite ordinarie, come quella del suo collega afroamericano Robert McNeill e la sua esperienza in Vietnam, nella miniserie Unsung Heroes.

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Nel 2003 American Splendor è diventato un film (indie, naturalmente, e premiato al Sundance Festival) diretto da Shari Springer Berman e Robert Pulcini, con Paul Giamatti nella parte di Pekar. Il film ha fatto qualche breve apparizione persino in Italia (ma non cercatelo in DVD).

Al di fuori del marchio American Splendor, Pekar (in collaborazione con la moglie Joyce Brabner) ha pubblicato la graphic novel Our Cancer Year in cui, come si capisce dal titolo, si racconta la battaglia dello scrittore contro la malattia. Dopo essere andato in pensione dal lavoro di archivista – che ha sempre mantenuto – ha continuato a scrivere recensioni jazz e fumetti.
L’ultima collaborazione di Harvey è stata quella con Tara Seibel, illustratrice di Cleveland. I due, insieme ad altri disegnatori, portavano avanti il Pekar Project, un web comic ospitato su Smith Magazine.
Tara e Harvey si incontravano regolarmente negli ultimi tempi per discutere del lavoro, e lei ha raccontato al New York Times gli ultimi giorni dello scrittore. Di come gli fosse sembrato ottimista e pieno di progetti nonostante i grossi problemi che il ritorno del cancro gli stava creando.

Invece, a 70 anni, Harvey Pekar è morto, forse per un cancro alla prostata, per la pressione alta, l’asma, la depressione o uno dei tanti acciacchi che si portava dietro. Il New York Times Books Review lo ha paragonato a Cechov e Dostojevskij. Ma il tributo pubblico più vistoso è arrivato dalla persona che non ti aspetti. L’attrice Helen Mirren, a San Diego per la presentazione del film Red, tratto da un fumetto di Warren Ellis, si è presentata al Comic-Con con una maglietta autoprodotta dedicata ad Harvey Pekar, rivelandosi una fan perché, ha spiegato: “Lui ha dimostrato che le graphic novel possono essere profonde, complesse, personali come qualsiasi altra forma d’arte.” E Mirren ha così conquistato tutta la nicchia di appassionati di fumetto indipendente.

Se oggi state leggendo Stitches, o Blankets, o La mia vita disegnata male di Gipi lo dovete soprattutto a lui.