“Avevo sei anni”

Il più interessante - e terribile - graphic novel americano dell'ultimo anno è uscito ieri in Italia

"Mi ammalavo. Ecco il mio linguaggio"

È uscito Stitches. Ventinove punti, di David Small, un graphic novel autobiografico in cui l’autore racconta della sua infanzia e della sua vita, segnate dai disastrosi rapporti con una famiglia travolta da tensioni e frustrazioni, e dall’operazione a cui David fu sottoposto a quattordici anni.
Il libro, uscito nel 2009 negli Stati Uniti, è stato tra i dieci finalisti del principale premio letterario americano, il
National Book Award, a cui partecipava nella categoria dei romanzi, ed è stato il fumetto più apprezzato e discusso l’anno passato.
In Italia lo ha pubblicato Rizzoli Lizard. La prefazione è stata scritta da Luca Sofri.

“Avevo sei anni”. È l’inizio di Stitches, il contesto, il prologo, l’annuncio: prima ancora che appaiano le figure.

Il genere letterario più fertile e popolare nell’ultimo decennio di graphic novel è quello del romanzo di formazione, dedicato alle esperienze (e ai traumi, soprattutto) infantili e adolescenziali dei protagonisti e alla loro influenza sulla loro vita adulta. Ci sono stati, tra quelli per me più appassionanti e commoventi, “Blankets” di Craig Thomposon, “Fun Home” di Alison Bechdel, “La mia vita disegnata male” di Gipi, “Paul ha un lavoro estivo” di Michel Rabagliati. Mi sono chiesto come mai: la risposta più cinica può essere quella che implica l’età media supposta dei lettori di fumetti – per quanto fumetti “seri” come questi, letteratura – che è comunque relativamente bassa.

E infatti altri ambiti di racconto molto proficui ed efficaci sono quelli che riguardano i ventenni, i giovani alle prese con i primi lavori, con le prime indipendenze: le storie di Manu Larcenet, o di Adrian Tomine, per esempio. E sono età in cui il rapporto con la propria infanzia e adolescenza è ancora fortissimo, vicino, di confronto continuo. Più difficile che le stesse generazioni si appassionino a storie con protagonisti e vite più normalmente adulte – normalmente, ho detto: non Corto Maltese,  o Capitan America – come il freddo e intellettuale Asterios Polyp, recente formidabile storia di frustrazioni e fallimenti dell’età matura.

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