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  • lunedì 19 Luglio 2010

“Volevo fare il presidente”

La versione di Sica, l'ex assessore campano accusato di aver realizzato il dossier per screditare Caldoro

«Era una relazione dalla quale emergeva che l’amico Stefano era inidoneo»

Nel 2006 Ernesto Sica era un politico campano appartenente alla Margherita, corrente demitiana. Nel 2007 decide di fare il salto verso la parte opposta e passare a Forza Italia. Inizia a frequentare Berlusconi, le cronache di quell’estate lo raccontano spesso ospite nella sua residenza in Sardegna. Poi, alla vigilia delle elezioni regionali in Campania, quando la candidatura Cosentino si scioglie a causa delle indagini sul suo conto, si mette in testa di fare il candidato presidente. Le intercettazioni mostrano di come si sia dato molto da fare – anche grazie alla lobby di Carboni – prima per fare pressioni sul PdL e poi per screditare il suo compagno di coalizione Caldoro, fabbricando e diffondendo ad arte notizie false sul suo conto.

Poi succede che Caldoro resta candidato del PdL e viene eletto presidente. Ernesto Sica – a seguito di pressioni di Berlusconi, oggi sappiamo – viene nominato assessore regionale all’avvocatura. Il contenuto dell’intercettazione lo ha costretto a dare le dimissioni da assessore: Sica è indagato per associazione segreta e violenza privata. Sulla Città di Salerno racconta la sua versione dei fatti. L’ex assessore conferma di volersi candidare a presidente – «con trenta punti percentuali di vantaggio tutti, dico tutti, potevano fare il presidente della Regione» – ma nega l’esistenza di un dossier contro Caldoro, anzi: contro «l’amico Stefano».

«Non c’è nessun dossier. Era una relazione, particolareggiata, magari molto addentro a vicende personali, dalla quale emergeva che l’amico Stefano era inidoneo».

Ma l’ha scritta lei? E su quali fonti si è basato?
«Ho contribuito a scriverla. Era una sintesi di cose scritte, sentite, dette. Un modo per indebolire la sua candidatura. E’ stata una scemenza e sto pagando un prezzo altissimo. So che ho sbagliato. E anche con i magistrati, che ringrazio per la disponibilità e la loro professionalità, mi sono assunto le mie responsabilità. Il mio ruolo, in tutte quelle intercettazioni era marginale».

Sica parla poi del suo rapporto con Berlusconi – «simpatia a prima vista» – e racconta di averlo conosciuto in Sardegna e di esserci diventato «grande amico». La risposta più interessante arriva però quando però il giornalista chiede conto a Sica di una frase che dalle intercettazioni risulta lui abbia detto a Martino, al telefono, prima delle elezioni regionali. «Racconto tutto», minacciava Sica, «dall’agosto del 2007 in poi, ditelo al Presidente! …io non sono come la puttana di Bari!». (la “puttana di Bari” è evidentemente Patrizia D’Addario)

«In quell’anno io passai dalla Margherita a Forza Italia, in un periodo difficile, mentre tutti facevano il contrario. E portai con me un bel patrimonio. Di risposta, però, mi fu bocciata la candidatura alla Camera, poi quella al consiglio regionale. Ero solo incredulo: possibile che questo partito si comportasse così? Invece Berlusconi ha mantenuto la parola e mi ha proposto per un posto in giunta, che io ho accettato con grande entusiasmo»