• Mondo
  • giovedì 17 Giugno 2010

Bamboccions

L'ingresso nell'età adulta avviene sempre più tardi per i giovani tra i 20 e i 30 anni

Non è questione di pigrizia, è in atto un profondo cambiamento sociale

Quando si parla delle nuove generazioni in Italia, c’è sempre qualcuno che si premura di ricordare che siamo un paese di “bamboccioni”: pigri, poco intraprendenti e restii ad andarsene da casa. L’espressione è spesso seguita dal paragone con i “paesi anglosassoni”. Lì sì che le che cose sono diverse, si dice: via da casa a 18 anni, e guai a chi non lavora.

Ora invece si scopre che anche negli Stati Uniti essere indipendenti è sempre più difficile per i giovani tra i 20 e i 30 anni e che l’ingresso nella cosiddetta età adulta avviene sempre più tardi. Bamboccioni, insomma. Anche in America. Bamboccions.

La storia ci è subito piaciuta. E le storie, si sa, a volte permettono anche di prendersi delle rivincite. Noi del Post infatti – foss’anche solo per la media anagrafica della redazione – siamo molto sensibili al tema “bamboccioni” e ci piace che sia proprio una storia proveniente da un “paese anglosassone” a permetterci di chiarire che le cose sono molto più complesse di quello che si dice di solito in giro.

Secondo una recente ricerca, negli Stati Uniti i giovani tra i 20 e i 30 anni impiegano molto più tempo a finire gli studi, costruirsi una carriera, sposarsi, avere figli e diventare economicamente indipendenti. Il direttore della McArthur Foundation Research Network on Transitions to Adulthood, Frank F. Furstenberg, spiega al New York Times che quella in corso è una vera e propria transizione epocale: “sta emergendo un nuovo periodo nella vita dei giovani, un periodo in cui non sono più adolescenti ma non sono ancora adulti”.

Matrimonio e maternità, una volta considerati prerequisiti fondamentali per l’ingresso nella vita adulta, ora sono visti più come scelte di vita, secondo un recente rapporto della Princeton University e della Brookings Institution. La tendenza è legata ai cambiamenti sociali ed economici iniziati a partire dagli anni settanta, tra cui il passaggio da un’economia industriale a un’economia di servizi, che ha iniziato a mandare molte più persone all’Università, e il movimento femminista, che ha allargato le opportunità formative e professionali anche alle donne.

Oggi negli Stati Uniti le donne rappresentano la maggioranza degli studenti universitari e quasi metà della forza lavoro, per questo spesso si sposano e hanno figli più tardi rispetto alla media delle generazioni precedenti.

Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, il 54% delle donne madri ha studiato all’università. L’età media per il matrimonio era di 23 anni nel 1980, ora è di 26 per le donne e 27 per gli uomini. Per molti il matrimonio è scomparso come elemento caratterizzante dell’età adulta. Oggi, più del 40% delle nascite avviene all’interno di coppie non sposate, un aumento del 28% dagli anni novanta. Allo stesso tempo, aumenta il numero di donne che non hanno figli. Il 20% delle quarantenni americane non ha figli, cosa che sarebbe stata considerata strana o tragica negli anni cinquanta e che ora invece è considerata semplicemente una scelta di vita.

Un’altra tendenza dei giovani americani di oggi è quella di rimanere più a lungo sulle spalle dei loro genitori dal punto di vista economico:

Più anni passati a studiare significa più anni a carico dei genitori. I giovani tra i 18 e i 34 anni ricevono in media 38.000 dollari cash e l’equivalente di due anni di lavoro full time dai loro genitori. Negli anni novanta invece i genitori investivano sui propri figli soprattutto durante il periodo dell’adolescenza. Inotlre sempre più ventenni vivono con i loro genitori. Circa 1/4 dei venticinquenni maschi bianchi ha vissuto a casa nel 2007, contro 1/5 del 2000 e meno di 1/8 del 1970.

Nell’insieme, un quadro molto più complesso rispetto alla semplice accusa di sindrome di Peter Pan.

“Non abbiamo ancora rafforzato abbastanza quelle istituzioni che dovrebbero aiutare i giovani adulti” dice Furstenberg “viviamo ancora nell’idea arcaica che l’ingresso nell’età adulta avvenga alla fine dell’adolescenza o intorno ai vent’anni”.